La manifestazione
Non c’è il bando, commissione annullata
Sindaco e presidente dell’Opera oggi non saranno ascoltati. Enrica Picchi: «Errori materiali nella gara»
LUCCA. Annullata causa sospensione del bando la commissione cultura del consiglio comunale prevista per il pomeriggio del 4 marzo in Palazzo Santini in tema di avviso pubblico per l'assegnazione delle casermette. In base alla convocazione della presidente di commissione Enrica Picchi, consigliera Pd, all'appuntamento avrebbero dovuto partecipare in qualità di relatori il sindaco Alessandro Tambellini e il presidente dell'Opera delle Mura Alessandro Biancalana. «Non sappiamo come comportarci, di cosa discutere ora che il bando è sospeso. Così rinviamo la commissione a data successiva. Inizialmente era in agenda per il 26 febbraio, a pochi giorni dall'uscita del bando, poi rinviata al 4 marzo. Ora, col bando sospeso, dobbiamo annullare la commissione», dice Picchi.
Non nasconde rammarico e una dose di arrabbiatura la presidente della commissione cultura per il destino incontrato dal bando.
Presidente, secondo lei quali sono i principali aspetti che hanno portato alla revisione del bando?
«Ritengo che la sospensione sia dovuta ad alcuni errori materiali contenuti nel bando. Uno è l'indicazione del numero di giorni di apertura obbligata in un anno (266, ndr). Il consiglio comunale, dando i propri suggerimenti per la stesura del bando, aveva indicato che venisse prevista l'apertura delle casermette, non un numero di giorni preciso. L'altro aspetto, già contenuto nel regolamento del 2011 dell'Opera delle Mura, riguarda il tempo massimo di concessione, due anni più eventuale proroga di due. Già in principio avevamo suggerito che questo aspetto venisse rivisto. Si pensava, in realtà, di aggiustarlo in corso d'opera. Ma se le associazioni hanno voluto che fosse fatto subito va bene, allora giudico positivo che il sindaco e Opera delle Mura abbiano sospeso il bando».
Quali erano le indicazioni del consiglio per la stesura del bando?
«Di sicuro non la prospettiva di togliere spazi a qualcuno. Al contrario, abbiamo visto fin da subito il bando come una spinta propulsiva verso un processo di rivitalizzazione di spazi e attività delle associazioni. Non è detto oltretutto che in presenza di un progetto culturale un'associazione debba per forza occupare uno spazio delle Mura urbane. Ci sono altri luoghi, come le ex circoscrizioni: si può chiedere al Comune di utilizzarli. Il bando, ripeto, per noi equivaleva a una spinta rivitalizzatrice, l'idea era che nessuno dovesse sentirsi cacciato, ma invitato a riscrivere un progetto della propria attività».
A suo avviso la prospettiva del pagamento obbligato di un canone per le casermette distorto la comunicazione dello spirito del bando visto che ha fatto infuriare le associazioni?
«Sul canone purtroppo le associazioni non si sono fidate di quello che il sindaco e il presidente dell'Opera delle Mura hanno affermato in pubblico e più volte, e che sta scritto anche nel testo del bando. Ovvero che in presenza di un progetto culturale importante il canone può essere subito dimezzato e poi ancora ridotto dall'Opera delle Mura in casi particolari».
Il bando ha creato anche molto allarmismo tra le associazioni. Perché, secondo lei?
«C’è stata troppa preoccupazione all'idea del cambiamento. Non si può più accettare che lucchesi e turisti passeggiando sulle Mura trovino chiuse le porte delle casermette. Esistono più modi per organizzarsi. Ad esempio tutte insieme le associazioni potrebbero fare un calendario condiviso di aperture. Il bando è stato letto come un capestro: ci sono rimasta un po' male e sono arrabbiata. Non siamo stati compresi. Il bando non voleva significare una pulizia del passato. Piuttosto, che è arrivato il momento di cambiare, e in meglio».
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