Il Tirreno

Lucca

Oss tra mansioni delicate e paghe basse

di Fabrizio Tonelli
Oss tra mansioni delicate e paghe basse

Lucca: una istruttrice ai corsi per operatori sociosanitari chiede più rispetto: «Siamo qualificati e lavoriamo con abnegazione»

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LUCCA. Un operatore qualificato, che deve disimpegnarsi fra una serie di mansioni anche delicate, con un salario basso e esposto spesso al rischio di ritorsioni sul lavoro se non effettua anche compiti che in realtà non gli spettano.

Si parla degli oss, gli operatori socio sanitari che, insieme agli assistenti di base, rappresentano una componente importante del settore dell’assistenza.

Ne parla Renata Favilla, che opera in questo campo dagli anni Settanta, e che oltre ad aver ottenuto le qualifiche di adb e oss, è istruttrice ed esaminatrice ai corsi che vengono via via organizzati per formare queste figure.

Il governatore Enrico Rossi propone di sostituire parte degli infermieri che andranno in pensione con gli operatori socio sanitari, i sindacati infermieri non ci stanno e precisano le differenze che ci sono fra le due figure.

Ma a Favilla non piace che venga denigrata proprio la figura degli oss.

«Si tratta di persone qualificate – spiega – che seguono un corso di 900 ore, dopo averne seguito uno precedente per assistente di base. Che fanno stage e a cui spesso vengono richieste mansioni che non competono. Quali? Per esempio la somministrazione di farmaci o le iniezioni. E chi si rifiuta, se dipendente di coop, può rischiare perfino il licenziamento».

In ospedale ci sono più tutele, c’è più rigore nell’applicazione delle norme, mentre nelle strutture private, spesso gestite dalle cooperative, sono possibili situazioni limite.

«E’ successo e succede – dice Favilla – che due operatori debbano occuparsi di 20 persone ed è un compito difficile da assolvere, che crea stress e tensione. Nelle strutture private di notte generalmente l’infermiere non c’è e allora a chi tocca somministrare le terapie in caso di necessità? Durante i corsi spiego sempre che solo le oss che hanno tre “s”, ovvero che hanno una ulteriore qualifica, possono coadiuvare l’infermiere nella somministrazione di farmaci, ma non possono sostituirlo».

[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:cronaca:1.11071146:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/lucca/cronaca/2015/03/18/news/verifiche-sui-compiti-chiesti-agli-oss-1.11071146]]Pagate in media 7-7,50 euro l’ora (lorde) le oss sono utilizzate anche per l’assistenza domiciliare. Ma alle 6 ore di lavoro devono aggiungere spesso un’ora o più necessaria per i trasferimenti dalle varie abitazioni in cui, nel corso della giornata, sono inviate. Tempo che non viene riconosciuto, così come spesso non vengono riconosciute le spese per la benzina.

«I compiti che ci attendono nelle case - chiarisce Favilla - sono di vario tipo: assistenza alla persona, decoro ambientale, pulizia, fare la spesa, il bucato, andare alla Posta per la pensione, accompagnare l’assistito a fare esami o visite, contattare i servizi sociali in caso di necessità, allertare il medico se si percepisce uno stato particolare di malessere. Purtroppo però – rivela Favilla – ci troviamo a volte in situazioni in cui i familiari dell’assistito ci chiedono anche altro. E’ successo di sentirsi chiedere di lavare la cuccia del cane, dare da mangiare alle galline, pulire cantine o soffitte: tutte cose che non ci competono».

E poi l’aspetto più prettamente sanitario: terapia iniettiva, insulina, clisteri, medicazioni, addirittura aspirazioni tracheali, operazioni che l’oss si sente chiedere ma che non può fare. E chi si rifiuta, rischia di pagarne le conseguenze.

«Sono dovuta intervenire anche presso il Centro per l’impiego della Provincia – dice la Favilla – per annunci di lavoro per oss nei quali si richiedeva la capacità di fare terapie iniettive.

«Credo -conclude l’istruttrice - che bisogna riconoscere agli assistenti di base e alle oss la dignità professionale e il loro ruolo: si tratta di persone che lavorano con abnegazione, con salari bassi, e che meritano la giusta considerazione e non certo di essere denigrate».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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