Il Tirreno

Lucca

La banca vuole i soldi ma quella firma è falsa

di Luca Tronchetti

L’istituto di credito reclamava il pagamento di una fideiussione di 110mila euro La vedova però scopre che la calligrafia non è del marito e il giudice le dà ragione

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PESCAGLIA. Si è vista recapitare a casa una lettera del Monte dei Paschi di Siena che le chiedeva di pagare 110mila in relazione a una fideiussione bancaria datata 2002 dell’importo di 260mila e firmata dal marito, defunto nel 2007, in favore della Banca Toscana poi incorporatasi con MPS. Protagonista una vedova di 65 anni residente nel comune di Pescaglia che si è rivolta ai vertici dell’istituto di credito per prendere visione del contratto di fideiussione che obbligava il coniuge con il creditore garantendo l’adempimento dell’obbligazione. Dopo tanto penare alla fine è riuscita a prendere in visione quel contratto che riguardava un’azienda intestata a un parente del marito defunto originario di Camaiore. Ma quando ha visto la firma ha capito che si trattava di un clamoroso falso: la firma era apocrifa. Ma le sue convinzioni non hanno smosso la banca che a recedere dal suo intento non ci pensava proprio. Così la decisione di rivolgersi all’avvocato Matteo Mandoli che si è avvalso della consulenza tecnica di un perito calligrafo dimostrando come la firma in calce al contratto non appartenesse al defunto. Nell’autunno 2012 la decisione di citare in giudizio MPS davanti al giudice civile del tribunale di Lucca. Nel caso a due giudici - Antonio Mondini e Giovanni Piccioli - visto che il contratto riguardava due filiali del Monte dei Paschi di Siena una in Lucchesia e l’altra in Versilia. Entrambi hanno nominato consulenti tecnici che hanno confermato lo scorso gennaio l’inefficacia di quel contratto per firma palesemente apocrifa. Tra l’altro il Monte dei Paschi, attraverso i suoi legali, non è mai comparso in giudizio. E adesso la banca dovrà rifondere le spese legali per alcune migliaia di euro.

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