Sicurezza
Da Capannori a Prato funghi coi fondi del caffè
PRATO. Metti una coltivazione di funghi in un ex capannone industriale del Macrolotto, senza sfruttare un briciolo di terra. Funghi che crescono… dai fondi di caffè. Utopia? No, è la nuova frontiera...
PRATO. Metti una coltivazione di funghi in un ex capannone industriale del Macrolotto, senza sfruttare un briciolo di terra. Funghi che crescono… dai fondi di caffè. Utopia? No, è la nuova frontiera dell’agricoltura urbana che l’agronomo trentenne Antonio Di Giovanni, vuole fiutare anche a Prato dopo aver fondato a Capannori “Funghi Espresso”, la start-up selezionata dalla Regione Toscana per Expo 2015.
L’idea alla base è semplice ma efficace: riciclare i fondi di caffè dei bar, che vengono ritirati da “Funghi Espresso” anziché finire nella spazzatura, per coltivare funghi da portare sulla tavola come squisito contorno a chilometro zero.
«Si tratta di un modello produttivo replicabile altrove – spiega Di Giovanni che in questa avventura imprenditoriale è affiancato dal socio Vincenzo Sangiovanni - perché non presuppone il consumo di terra bensì l’utilizzo di una struttura al chiuso. Del resto, a Capannori la nostra attività sorge negli spazi di un ex calzaturificio. La realtà di Prato, che ha tanti insediamenti produttivi non utilizzati, potrebbe scoprire una nuova vocazione di agricoltura urbana, per questo potremmo essere interessati a valutare opportunità del genere in questo territorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
