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Lucca

Le insegne restano provvisorie

Le insegne restano provvisorie

Troppo alti i costi e troppo lunghi i tempi per la pratica e i commercianti scelgono il fai da te

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LUCCA. Al posto delle insegne vere e proprie sono rimaste le scritte, stampate su lastre di metallo o di cartone. Dovrebbero essere provvisorie, per i nuovi negozi ed esercizi, invece tendono a diventare permanenti. Il risultato è che l’immagine complessiva del centro storico risulta danneggiata, svilita. E dire che invece il regolamento sulle insegne dei negozi (quello vigente risale al 2000) esige da una parte il rispetto per le insegne storiche e dall’altra il rispetto del contesto storico del centro in cui vanno a calarsi quelle nuove.

Nemmeno le vie più in vista del salotto buono del commercio lucchese si salvano dal decadimento del decoro urbano in fatto di insegne-scritte: se ne vedono addirittura in successione in più di una strada.

La burocrazia che sfianca. In base a quanto previsto, dovrebbero essere di massimo cinque mesi i tempi dell’ufficio comunale preposto (il Suap) per dare una risposta quando viene richiesta l’autorizzazione per l’installazione di una nuova insegna. Purtroppo il tempo massimo rischia spesso di scontrarsi con i tempi non coincidenti di tutte le autorizzazioni necessarie al parere definitivo (da quella ambientale al giudizio della Soprintendenza nei casi in cui è fondamentale). Se i cinque mesi vengono così superati bisogna fare un’altra richiesta, con i soldi che oltretutto una nuova pratica comporta: 41,40 euro solo l’avvio dell’istrutturia presso il Suap, poi la pratica ambientale e quella della Scia (per un totale che sfiora i 250 euro senza contare le marche da bollo).

Il rebus dei controlli. «Esistono delle regole precise relativamente alle insegne dei negozi - sottolinea il direttore provinciale di Confesercenti Valentina Cesaretti - e quindi devono essere applicate e dev’essere controllato che siano rispettate. Oltretutto, il Comune di Lucca ha un buon regolamento in materia di insegne, e dall’altra parte ha il compito di mantenere alta la qualità del suo decoro urbano e l’uniformità dei criteri». Valentina Cesaretti sottolinea anche il lato amaro dei casi sempre più frequenti di insegne provvisorie non adeguate che rimangono in modo perenne. «C’è l’amarezza che è conseguente al momento storico che viviamo - spiega infatti il direttore provinciale di Confesercenti -: spesso oltre a mancare i controlli sulle insegne provvisorie, da parte dei commercianti mancano anche i soldi per installarne di definitive. Ormai nel commercio il turn-over è altissimo: la provvisorietà delle insegne è anche legata alle diverse gestioni che si susseguono con grande rapidità».

Il nuovo regolamento c’è ma non è applicato. C’è voluto un anno e mezzo di lavoro, tra incontri fra Comune e categorie e lavoro degli uffici, per dare vita al nuovo regolamento sull’arredo e decoro urbano. Un paragrafo riguarda anche le insegne dei negozi e prevede, fra le altre cose, che non sia autorizzato l’uso di faretti sopra i negozi (che invece imperversano, a illuminare le scritte provvisorie su base di metallo o di materiale cartonato). L’ultima bozza del nuovo regolamento, quella che doveva essere definitiva, risale a settembre 2014: tutto si è fermato lì. E uno tra i primi a dolersene è Samuele Cosentino, vice presidente di Fipe Confcommercio: uno tra quelli che alla stesura del regolamento ha lavorato tutto il tempo che è stato in ballo. E comunque, l’entrata in vigore del nuovo regolamento sta molto a cuore a tutte le associazioni di categoria: fosse solo, per la parte più urgente, per tutti i pubblici esercizi che devono preparare per l’estate tavoli, stoviglie e tovagliati.

Barbara Antoni

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