Il dolore
«La forzatura urbanistica rimane»
Governare Lucca: “Non è stato un caso esemplare di giustizia giusta”
LUCCA. Dal gruppo Governare Lucca, rappresentato in consiglio comunale dall’ex parlamentare Piero Angelini, riceviamo questo intervento sull’esito del processo “Parco S. Anna”.
«A noi di Governare Lucca, che pure non abbiamo mai avanzato accuse di corruzione contro nessuno non piace né il vittimismo né la disinformazione. Per quanto riguarda il progetto del Parco di S. Anna, bisogna ricordare, innanzitutto, che si è trattato di una forte speculazione urbanistica: comprati da Gruppo Valore, tra il 1999 e il 2003 i 67.000 mq dell’area al modico prezzo di circa 5.491.972 euro perché destinati dal P.S. a servizi, ha visto quadruplicare il suo valore quando il Regolamento Urbanistico, nel 2004, l’ha trasformato (illegitimamente), dal punto di vista urbanistico, permettendo di costruivi un complesso edilizio di 132.200 mc.
«Questa origine anomala del progetto ne ha segnato anche il destino: nell’Utoe 3bis non esistevano 35.000 mq di cui il progetto aveva bisogno, ma soltanto 8618 mq. Si che il progetto Valore non poteva né essere adottato dal commissario né tanto meno approvato.
«Quando dopo lunghe battaglie questi dati base del progetto sono emersi, noi abbiamo chiesto di portarlo in consiglio e bocciarlo, mentre Favilla (non senza compiacenza dell’opposizione) ha portato avanti una serie di operazioni esclusivamente per favorire il Gruppo Valore: in particolare la cancellazione delle quantità insediative dell’Utoe solo per trasferirle nell’Utoe 3b per il Parco di S. Anna. Favilla ha dovuto rinunciare a queste violazioni solo quando la Regione gli ha chiesto perentoriamente di rispettare la legge.
«Il processo avrebbe dovuto, secondo diritto, verificare l’esistenza di queste gravi violazioni di legge su cui si era basata l’accusa, ma il Tribunale del Riesame, la Cassazione poi hanno bagatellizzato il problema stabilendo, con un giudizio squisitamente politico, che le scelte erano state fatte, comunque, d’accordo tra maggioranza e opposizione e per impedire di pagare il risarcimento chiesto dal Gruppo Valore.
«Non si è trattato dunque di un caso esemplare di giustizia giusta, su cui merita esultare, ma del fatto più modesto, che almeno alcuni degli imputati se la sono cavata».
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