Proteste
Valentini: «Fallito per l’inchiesta»
Lucca: le dichiarazioni al vetriolo del patron della “Valore”: senza i ritardi del Comune non avremmo preso la Lucchese
LUCCA. «Con questa storia hanno fatto fallire la Valore spa. Il Comune ha traccheggiato sul piano attuativo per il parco Sant’Anna inducendomi a prendere la Lucchese non iscritta dopo il crac di Hadj e accantonando la delibera di approvazione definitiva al piano attuativo sino al marzo 2009. Senza quei ritardi, quel mancato rispetto dell’iter urbanistico non dovevamo rimborsare i soldi alla Cassa di Risparmio di Lucca, avevamo in tasca qualcosa come 16 milioni, avremmo evitato di acquistare la Lucchese perché non ce n’era motivo e avremmo sviluppato il terreno di San Donato».
È un passaggio, importante, dell’interrogatorio dell’architetto Giovanni Valentini - ritenuto dalla procura il grande corruttore e assolto con formula piena assieme a tutti gli altri indagati - davanti al gup Silvia Mugnaini. Un passaggio che si lega a filo doppio con la maxi richiesta risarcitoria che pende sull’amministrazione di Lucca. Ballano 40 milioni di euro. Soldi fondamentali per il bilancio di un Comune che possono decretarne lo stato di dissesto.
«A compimento di questo capolavoro l’inchiesta con il sequestro per equivalente dell’intera area - dice Valentini nelle 100 pagine del verbale d’udienza camerale - e, cosa mai vista in vita mia, la decisione del Comune di Lucca prima di annullare la delibera al piano che era stato adottato a certe condizioni e poi far diventare bianco un terreno edificabile da 30 anni. Questa è stata la causa del fallimento della Valore. Perché finché il terreno era edificabile valeva 14-15 milioni e già metterlo a 3 milioni era speranza sul futuro. Quindi questa decisione ha di fatto chiuso ogni possibilità di proseguire con il concordato al tribunale di Prato. Questa la ragione della causa promossa al Tar».
Angelini, il nemico giurato. Per Valentini «il mostro giuridico» che ha portato poi all’inchiesta, agli arresti e ai sequestri trova la sua attuazione nel contrasto dell’ex parlamentare democristiano Piero Angelini: «Guardi giudice - sostiene l’architetto nella sua deposizione - l’unico mio rimpianto è di non essere andato alla procura della Repubblica, come volevo fare perché il mio carattere è quello, per denunciare le pressioni indebite di Angelini. Nel settembre 2007 nell’incontro con il mio amico architetto Lorenzo Pieri, a cui delegavo i rapporti amministrativi, gli dice che se non passavo da lui il piano non si fa. E Angelini, di sua iniziativa, disse a Pieri che dovevamo tener conto della presenza del geometra Chiari per gli incarichi. All’incontro era presente anche Chiari. Che arrivò alla fine quando i due stavano per congedarsi. Come l’ho saputo? Dall’ex sindaco Favilla il 25 gennaio 2012. Mi ha detto che fu lui ha mandare Chiari all’appuntamento per sapere cosa stesse combinando Angelini».
Lucca più bella e più viva. Nel suo interrogatorio fiume di fronte al giudice dell’udienza preliminare Valentini sostiene di essere stato osteggiato da certi poteri forti (Italia Nostra in primis) e di aver realizzato come Polis a Lucca opere di fondamentale importanza che la rendevano più bella, vivace e appetibile: «La caserma Mazzini, sono 600 posti auto, 20.000 metri quadrati di parco sospeso che ha vinto tre premi in Europa, 70 appartamenti dove io facendo lo sconto del 10% sul costo a condizione che prendessero la residenza ho fatto tornare gente nel centro storico di Lucca. Abbiamo fatto un residence per il Mit - perché io l’ho venduto alla Fondazione - a 1,8 milioni serviti a recuperare San Francesco. Avevamo fatto un bellissimo progetto per la Bacchettoni per farci una SPA perché era perfetta con il fatto delle Mura intorno e invece hanno speso un milione per una campagna archeologica per trovare sei scheletri che quando vengono i turisti e vedono quella robetta chiedono cos’è perché non lo sanno e lo devi spiegare. Volevamo fare di viale Einuadi un quartiere modello con terziario avanzato e una serie di funzioni che a Lucca non c’erano e avevamo investito tanti soldi. E senza quell’inchiesta nata da preconcetti e travisamenti della realtà avremmo potuto sistemare la Manifattura Tabacchi e il mercato del Carmine».
La tessera vip. La contestazione della procura legata all’offerta, come utilità nella corruzione, della tessera vip della Lucchese al dirigente comunale Maurizio Tani viene seccamente smentita dal presunto corruttore assolto dal gup: «Nessuna tessera vip. Si tratta di un pass che avevano 49 persone. Ce l’aveva anche Chiari. Ma era uno che non ne approfittava perché veniva poche volte alla partita della Lucchese. Anzi, ricordo che lo diffidavamo a venire perché le uniche due volte che lo abbiamo visto la squadra ha perso. Non solo ce l’aveva l’assessore, ma tutta la giunta. E anche Tambellini che era all’opposizione. Anche il vescovo, il presidente della Provincia e logicamente gli sponsor».
Professionisti non pagati. Nell’interrogatorio Valentini rivela che i due professionisti indagati e poi prosciolti - l’ingegner Andrea Ferro e il geometra Luca Ruggi - per i lavori svolti non furono pagati o furono pagati soltanto parzialmente: «Ruggi credo di averlo visto una volta in ufficio. Per un incarico relativo ad un accatastamento parte del compenso è rimasta sospesa perché quando nell’aprile 2011 fece deposizioni al buio e il pm mi contestò che stavo corrompendo qualcuno smisi di pagare. Per un incarico professionale affidato all’ingegner Ferro non è stato mai pagato anche perché al 30 dicembre 2010 Giuliani diede le dimissioni dalla Lucchese e saltò un po’ tutta la cosa».
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