Attenzione
In trappola la banda delle macchinette del caffé
Sorpresi dalla polizia due malviventi travisati con sciarpe, paracollo e bandane Armati di grimaldello e scalpello provano a sfondare un distributore di bevande
LUCCA. I «ladri di merendine» - quelli che forzano distributori di bevande e macchinette del caffé in scuole, uffici pubblici e aziende private svuotandole delle monete da 20 e 50 centesimi e da 1 e 2 euro - subiscono un duro colpo dai tutori dell’ordine. Alle 23,30 di mercoledì una volante della polizia, grazie alla segnalazione di un solerte cittadino che vede due giovani armeggiare vicino a una cineteca, avverte la centrale operativa del 113 e sul posto piomba una volante che blocca i due malfattori. In manette finiscono Diego Giambastiani, 34 anni, di Lammari e Gabriele Paolinelli di 40 anni residente a San Vito. Nei loro confronti l’accusa è di furto aggravato. Vengono sorpresi con arnesi atti allo scasso subito sequestrati e ieri mattina il giudice monocratico convalida l’arresto e conferma la custodia cautelare agli arresti domiciliari in attesa del processo con rito direttissimo fissato per il 26 marzo.
I fatti. Teatro del furto il distributore di bevande posto all’ingresso di «Cinemania» in viale Castracani. Un bersaglio facile e senza troppi rischi. Ma la polizia è all’erta da tempo. E sta monitorando l’attività di alcune persone con precedenti specifici. In particolare la squadra Mobile sta indagando con solerzia su quattro episodi di furto di monete all’interno di macchinette distributrici di bevande e caffé: quello del 24 agosto all’istituto scolastico Pertini, quello dell’11 settembre all’Esedra, quello del 30 novembre all’obitorio del Campo di Marte e quello dell’8 dicembre all’interno dei locali del vecchio ospedale.
Nelle ultime settimane poi il fenomeno è ripreso in modo incessante: dall’ex ospedale sino al liceo Vallisneri passando per la Dante Chelini e l’asilo a San Vito. Porte e finestre danneggiate, distributori di merendine sfondati, monetine sparite.
La cattura. Giambastiani e Paolinelli sono travisati: indossano sciarpe nere, paracolli e bandane. È buio e con il favore dell’oscurità pensano di restare impuniti. Hanno indosso uno scalpello da falegname e un piede di porco. Non fanno in tempo ad avventarsi sul distributore di bevande per impossessarsi della cassa delle monete e trafugare il bottino in spiccioli. Arrivano due pattuglie delle volanti della polizia che li bloccano impedendo la fuga. Li conducono in caserma e avvertono il sostituto procuratore Piero Capizzoto. Scatta l’arresto e dopo l’udienza di convalida finiscono ai domiciliari. Ma l’indagine, quella più complessa, sui «ladri di merendine» prosegue. Specie per quei quattro episodi dove gli inquirenti sarebbero vicini a una svolta. (l.t.)
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