Sicurezza
Il mistero di Vergai, da podestà a partigiano
Prima fervente fascista, poi oppositore del regime: catturato, si ignora la sua fine È uno dei profili raccontati in un volume scritto da Feliciano Bechelli
CASTELNUOVO. Morì -forse- in mezzo al mare, sotto un bombardamento, mentre su un convoglio di zattere veniva portato dal carcere di La Spezia a Genova con altri compagni di cella. Era la metà di aprile del 1945, dieci giorni prima della Liberazione, per la quale si era battuto e sacrificato. Questi sarebbero stati gli ultimi momenti di vita dell'avvocato Attilio Vergai, di Corfino, ex podestà e antifascista, cui è dedicato l'ardito ponte che si trova sulla strada da Villa Collemandina al Parco dell'Orecchiella: di lui non sono mai stati trovati i resti né qualcosa o qualcuno che indichi con certezza come morì.
Vergai è uno dei tanti eroi di cui Feliciano Bechelli racconta le drammatiche vicende, in gran parte inedite, nel libro “Storie di guerra e di resistenza”, edito da Pacini Fazzi per conto dell'Istituto storico della Resistenza nella collana “Storie e comunità”, diretta da Stefano Bucciarelli e Gianluca Fulvetti. Il volume verrà presentato stasera alle 21 a Castelnuovo, nella sala Suffredini della Rocca ariostesca, alla presenza dell'autore, di Luca Fulvetti, dello storico Oscar Guidi e del sindaco Andrea Tagliasacchi. Tutte le storie narrate da Bechelli sono poco note o trattate in modo sommario nei libri sulla guerra in Garfagnana pubblicati nel passato. Una cifra narrativa che l'autore ha potuto applicare grazie a testimonianze dirette o di familiari e a documenti inediti, tra i quali resoconti di partigiani, atti processuali, carte ritrovate nei comuni, nelle parrocchie e negli archivi dello stesso Istituto. Ciò gli ha permesso da una parte di parlare della guerra con la visuale dell'uomo comune e dall'altra di dare una luce nuova ad alcune vicende che, nella memoria collettiva, sono ricordate in modo errato o addirittura ignorate.
Come quella di Vergai, che Bechelli ha ricostruito attingendo alle memorie di Giovanni, secondogenito dei tre figli dell'avvocato, a sua volta antifascista e cultore della memoria del padre, della cui sorte cercò notizie per anni e anni, morendo senza riuscire a trarre una conclusione certa. Quella della scomparsa in mare sotto le bombe aree alleate è l'ipotesi più probabile, cui Giovanni giunse dopo aver ascoltato numerose testimonianze dopo la fine della guerra. Nessuna delle quali, tuttavia, gli dette la certezza su come suo padre visse gli ultimi giorni, ma fu comunque sufficiente a sollevare dubbi sulla data di morte presunta che il Tribunale di Lucca stabilì nel 1950: 23 marzo 1945. Una data che non collima con quanto raccolto da Giovanni: cioè che il 27 marzo l'ex podestà era ancora vivo, in carcere a Camporgiano dal quale proprio in quel giorno fu prelevato e portato in cella a La Spezia. Nessun dubbio, invece, sui giorni, mesi e anni che precedettero quei momenti.
«Una storia – sottolinea Bechelli – che nemmeno il nipote di Vergai, figlio di Giovanni, avvocato come il nonno e con il suo stesso nome, conosceva in tutti i particolari e ha letto per la prima volta nel mio libro». Nominato podestà di Villa Collemandina nel 1927, Attilio – nato a Corfino nel 1895 e combattente di fanteria nella prima guerra mondiale come tenente e poi capitano – dimostrò da subito l'attaccamento alla sua terra, sfociata anni dopo nell'adesione alla Resistenza. Nella sua veste di rappresentante istituzionale, infatti, volle dare ai concittadini un'infrastruttura grandiosa, senza uguali in Italia e in Europa: il ponte sopra il torrente Corfino, un viadotto a due arcate, alto 87 metri e costruito ad oltre 800 metri di quota. Vergai credeva così tanto nel progetto – opera dell'ingegner Arturo Danusso - che coinvolse i corfinesi emigrati all'estero per finanziarlo. Grazie al loro contributo - 200mila lire, oltre 200mila euro di oggi – i lavori partirono e il ponte fu inaugurato il 7 luglio 1933: gli fu intitolato nel 1952. Alla fine del 1933 Vergai lasciò la carica di podestà e iniziò a lavorare a tempo pieno in banca, come direttore della filiale di Castelnuovo della Cassa di Risparmio di Lucca. «Era una brava persona – è una delle testimonianze raccolte da Bechelli -. Tutti gli volevano bene, quando qualcuno aveva bisogno, si rivolgeva a lui e lui l'aiutava». E lui non esitò ad aiutarli nel momento del massimo bisogno, dopo l'8 settembre 1943: fece in modo, tra l'altro, che di tutti i corfinesi richiamati alla leva per combattere nell'esercito della Repubblica Sociale Italiana, solamente sei rispondessero alla chiamata.
Diversi gli atti che lo resero “sgradito” ai fascisti, a cominciare dalla tarda estate del 1944 quando si rifiutò di consegnare loro i soldi della banca. Nottetempo modificò il codice della cassaforte, poi prelevò di nascosto i valori per inviarli, tramite una staffetta, alla direzione di Lucca già liberata. Il 27 febbraio 1945 fu arrestato a Corfino con l'imputazione di attività spionistica e favoreggiamento alla diserzione di militari. Venne portato in carcere a Camporgiano, dove nonostante le pessime condizioni di salute, dette prova di coraggio e di orgoglio rifiutandosi di scappare, per evitare ritorsioni sui familiari. L'ultima data di cui si ha certezza che fosse in vita è il 27 marzo, quando fu prelevato da Camporgiano e condotto a La Spezia. Da qui, poi, la traversata fatale e il mistero sulla sua fine.
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