Sicurezza
Non ci fu corruzione, assolti gli indagati
Tre anni e mezzo dopo gli arresti choc il giudice proscioglie politici, funzionari pubblici, professionisti e imprenditori
LUCCA. Sono le 18,20 quando si apre la porta dell’aula dibattimentale e dall’udienza preliminare escono cinque dei sette indagati (mancano l’ex sindaco Mauro Favilla e l’ex vice presidente di Sistema Ambiente, Sauro Doroni) dell’inchiesta sul Parco S. Anna e sullo stadio Porta Elisa che il 15 giugno 2011 provocò un terremoto politico in città con l’arresto di assessori, funzionari pubblici, imprenditori e professionisti. Tre anni e mezzo d’indagine, decine di faldoni, migliaia di documenti, intercettazioni telefoniche e ambientali, testimonianze varie non hanno portato nemmeno al rinvio a giudizio. Tutti assolti. Non c’è stata corruzione. O almeno nessuna prova decisiva per poter condannare gli indagati. L’abbraccio liberatorio con i legali, i telefonini che squillano nell’androne del Galli Tassi, la soddisfazione per il lieto fine di una storia che comunque ha condizionato e condizionerà le loro esistenze traspare nei volti e negli sguardi dell’architetto Valentini piuttosto che del dirigente comunale Tani o dell’ex super assessore Chiari che adesso, su disposizione del giudice, potrà tornare impossesso dopo 45 mesi di beni e conti correnti posti sotto sequestro dall’autorità giudiziaria. Un capitolo che si chiude, ma che resterà, giocoforza, una ferita aperta per i protagonisti.
La sentenza. Il giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini ha impiegato meno di due ore per emettere la sentenza. Ma aveva maturato un suo giudizio in questi mesi dopo aver sentito gli indagati da un lato e il pubblico ministero dall’altro (il pm aveva chiesto tre anni per Tani accusato anche di falso, due per Valentini, Ruggi, Ferro oltre a una sanzione pecuniaria per la società Valore spa). A pesare sulla decisione del gup probabilmente hanno influito - e non poco - i due pronunciamenti formulati da altrettanti tribunali: quello del Riesame di Firenze e della quinta sezione della Corte di Cassazione. Per i giudici fiorentini e per quelli romani niente “cricca” nata per favorire le operazioni immobiliari di Valore spa, dietro pagamento di tangenti, anche sotto forma di incarichi professionali. Per due collegi manca un elemento fondante dell’accusa: la “pistola fumante”. Solo “fumus” e nessuna prova decisiva che potesse giustificare le misure cautelari chieste dalla Procura e concesse dal Gip: arresti in carcere per il geometra e super assessore Marco Chiari e per il funzionario pubblico l’architetto Maurizio Tani e domiciliari per l’architetto Giovanni Valentini, ritenuto il grande corruttore, e i professionisti Luca Ruggi e Andrea Ferro.
Assolti e prosciolti. Assoluzione dal concorso in corruzione per non aver commesso il fatto quindi per i 5 indagati che - attraverso i loro legali Giulia Padovani, Enrico Marzaduri, Carlo Di Bugno, Luigi Velani, Stefano Dal Corso e Maurizio Campo - avevano chiesto il rito abbreviato: l’imprenditore pratese Giovanni Valentini, il dirigente comunale Maurizio Tani, l’ingegner Andrea Ferro, ex presidente della commissione ambientale del comune di Lucca e il socio dello studio tecnico Chiari, Luca Antonio Ruggi. E assoluzione anche per l’ex vice presidente di Sistema Ambiente, Sauro Doroni, ex assessore Dc degli anni Ottanta-Novanta, entrato nell’inchiesta perché, stando all’accusa, aveva intercesso affinché la figlia del superassessore Chiari ottenesse un’assunzione a tempo determinato e pure lui indagato per concorso in corruzione. E se le 5 assoluzioni erano nell’aria, meno scontati erano i proscioglimenti dei due politici indagati i cui legali (Sandro Guerra e Anna Francini) non avevano aderito al rito abbreviato: l’ex super assessore Marco Chiari e l’ex sindaco Mauro Favilla. Nei loro confronti la procura aveva chiesto il rinvio a giudizio. Invece il giudice ha disposto il non luogo a procedere. Chiari, accusato anche di episodi di millantato credito, per non aver commesso il fatto. Favilla con la formula «perché il fatto non costituisce reato», in quanto l’addebito di abuso d’ufficio in relazione a una delibera di giunta è stato commesso dall’ex sindaco. Ma il fatto non è considerato un illecito penale per assenza di dolo o colpa.
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