La manifestazione
I processi «servono ad accertare la verità»
La presa di posizione del presidente del Tribunale che difende l’operato dell’Arma e dei magistrati
LUCCA. Critiche alla sentenze sì, ma solo dopo aver letto approfonditamente gli atti. E nessuna azione denigratoria nei confronti dei magistrati. Il presidente del tribunale di Lucca Valentino Pezzuti interviene sul caso del carabiniere condannato per aver usato oltre misura la forza durante l'arresto di un ladro di rame.
«A fronte della campagna di stampa relativa alla condanna in primo grado di un appuntato dei carabinieri da parte del Tribunale di Lucca - scrive il dottor Pezzuti -, questa presidenza ritiene doveroso sottolineare che, fermo restando l'apprezzamento per l'opera meritoria svolta da sempre dall'arma dei carabinieri e dai suoi appartenenti, i processi sono previsti per accertare, nelle piene garanzie per la difesa, specifici fatti di reato, commessi da singoli soggetti, in piena serenità e nell'assenza di qualsivoglia prevenzione o pregiudizio, sia ijn positivo che in negativo, anche quando le persone giudicate appartengano alle istituzioni. Ciò è quanto risulta essere stato fatto, nel caso di specie, dal collega chiamato a giudicare l'episodio cui la stampa si è ripetutamente occupata per il particolare ruolo del soggetto imputato».
La legge d'altronde, continua Pezzuti, «riconosce a tutti coloro che sono stati condannati in primo grado la possibilità far valere ulteriormente la propria versione dei fatti nelle sedi previste, ovvero in un eventuale giudizio di appello e poi dinanzi alla corte di Cassazione. Mi preme, pertanto, evidenziare che le sentenze ben possono essere criticate, ma sulla base di una doverosa lettura degli atti e delle motivazioni, e non dando semplicemente voce alla comprensibile insoddisfazione dell'imputato condannato o all'opinione pubblica, soprattutto quando quest'ultima non venga compiutamente informata delle circostanze concrete emerse nel corso del processo. Altrimenti, le legittime critiche rischiano di diventare gratuitamente denigratorie nei confronti dei magistrati che si limitano a svolgere le funzioni loro costituzionalmente attribuite; il che è tanto più censurabile quando, come nel caso di specie, le critiche vadano a colpire un giudice di provata e riconosciuta esperienza e professionalità, apprezzato unanimemente, e non solo dal sottoscritto, per la sua dedizione al lavoro e la sua imparzialità dimostrate nel corso di oltre quaranta anni di stimata carriera negli uffici giudiziari lucchesi».
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