La manifestazione
Arrivano i licenziamenti all’Anthea
Lettere di fine rapporto per venti dipendenti che ora potranno godere degli ammortizzatori
LUCCA. Lo chiedevano da settimane e alla fine ce l'hanno fatta. È arrivato il licenziamento e con esso la mobilità, attiva da ieri per tutti e venti gli ex lavoratori di Anthea, dodici operai e otto impiegati. Si chiude la vertenza dell'azienda lucchese di bonifica dell'amianto: una vicenda che si protraeva dal 7 gennaio scorso, quando i dipendenti si sono recati a lavoro dopo la pausa natalizia e increduli hanno trovato i cancelli chiusi, il presidente, Camillo Auricchio, irraggiungibile all'estero e la notizia della richiesta di messa in liquidazione della società.
Con gli stipendi arretrati (sette mensilità) di cui ancora oggi non si ha traccia e nessuna certezza sul proprio futuro. «Non è certo un lieto fine, si tratta sempre di un licenziamento, non è facile per nessuno – spiega Alessia Gambassi, segretaria della Fillea Cgil – tuttavia i lavoratori da oggi possono cominciare a cercare un nuovo lavoro e, essendo in mobilità, hanno maggiori possibilità che altre aziende decidano di assumerli, grazie agli sgravi fiscali previsti. Quello che chiedevamo da settimane è stato riconosciuto, mi sembra un atto dovuto». Anthea poteva contare su 29 dipendenti e su un gran numero di fornitori, anche loro in credito con la società. A siglare l’intesa sono stati i rappresentanti della società insieme con gli amministratori della Provincia di Lucca Francesco Bambini (assessore allo sviluppo economico) e Mario Regoli (assessore alle politiche del lavoro), di Lorena Suffredini (Associazione Industriali) dei sindacalisti Giovanni Ferrari e Alessia Gambassi (Fillea-Cgil), della liquidatrice in rappresentanza dell’azienda Paola Vannini e di tutti i lavoratori ancora in forza all’azienda.
«Per quanto riguarda il futuro dell'azienda non sappiamo di preciso cosa succederà – continua Gambassi – Inizialmente la società non volevano procedere con la mobilità per tutti i lavoratori perché sperava di intraprendere la strada del concordato preventivo. Ma così non è stato, perché a quanto pare gli incontri le altre aziende che sembravano inizialmente interessate ad acquisire rami d'azienda sono andati male». «L’eventualità che era stata prospettata dalle organizzazioni sindacali fin dai primi incontri – spiegano Bambini e Regoli – alla fine si è rivelata la conclusione più logica di una situazione molto difficile da risolvere viste le condizioni economiche e le pendenze della società che è stata messa in liquidazione e per la quale sono state presentate da parte dei dipendenti istanze di fallimento. Sembra tramontare l’ipotesi di un concordato che pure era stata avanzata dai rappresentanti dell’azienda, tenendo conto che il Tribunale ha fissato l’udienza per discutere della situazione e delle istanze che sono pervenute per il 25 marzo».
Nadia Davini
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