Il Tirreno

Lucca

Pure Marchetti apre un conto pro carabiniere condannato

Anche dal sindaco di Altopascio solidarietà al militare che, dopo l’arresto di un ladro, era finito sotto processo perché accusato di lesioni dall’arrestato

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LUCCA. Anche il sindaco di Altopascio si mobilita a sostegno del carabiniere condannato a risarcire un ladro per le lesioni che, secondo la sentenza di primo grado, il militare avrebbe prodotto sull’arrestato al momento della cattura. Marchetti informa che verrà aperto un account Facebook, insieme a un conto corrente per raccogliere soldi al militare che, secondo il verdetto, dovrebbe anche risarcire i danni. Il caso continua quindi a suscitare reazioni e clamore, con tanto di interventi a favore del carabiniere da parte di esponenti politici e interrogazioni parlamentari. In un momento in cui il territorio della Lucchesia pare terra di conquista per le bande che ormai rubano ovunque (case, aziende, negozi, uffici, scuole) ha fatto davvero sensazione nell’opinione pubblica una sentenza che condanna un tutore dell’ordine capace di cogliere sul fatto il ladro e di arrestarlo.

A giudicare dalla valanga di reazioni sdegnate che si possono leggere anche su Fb, a tanta gente poco importa entrare nel merito del comportamento del carabiniere sanzionato dal giudice: se anche avesse ecceduto nei confronti dell’arrestato (ammesso che altri gradi di giudizio non siano di segno contrario rispetto al verdetto di primo grado), al carabiniere va comunque piena solidarietà. E non sono poche le persone che si spingono oltre, commentando non solo che il militare meriterebbe una medaglia, ma anche che il ladro meritava un trattamento ancora più brutale. Giudizi che confermano quanta preoccupazione ormai ci sia per le scorribande che sembrano aumentare nonostante gli sforzi e i potenziamenti dei controlli.

La vicenda che ha portato alla condanna risale al pomeriggio del 13 settembre 2011. I carabinieri della stazione di Capannori sorprendono all'interno di una cartiera dismessa in via di Carraia un tunisino che all'epoca aveva 38 anni, residente ad Altopascio. L'uomo, con precedenti penali specifici, stava tagliando fili di rame da una delle bobine ammassate all'interno. I due carabinieri lo bloccano e attuano le procedura previste, mettendolo nelle condizioni di non nuocere. Lo ammanettano, come previsto dalle norme, con le mani dietro la schiena e legandogli le caviglie per impedirgli la fuga. A quel punto uno dei due militari esce per verificare se fuori dal capannone ci siano dei complici dell'autore del furto e per informare la centrale dell'avvenuto arresto in flagranza di reato per tentato furto. Non per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Passano otto minuti e il carabiniere rientra nel capannone dove il collega - poi condannato tre mesi fa dal giudice monocratico del tribunale per lesioni colpose - si trova a guardia del ladro che viene portato in caserma a Capannori e foto segnalato. Lì il tunisino accusa un malore, tanto che viene avvertita un'ambulanza del 118.

Nei giorni successivi l'autore del tentato furto viene condannato con rito direttissimo. Il magistrato di turno è il sostituto procuratore Giuseppe Amodeo, il quale riceve un'informativa in cui l'arrestato chiede di essere ascoltato sulle modalità della cattura. Il magistrato incarica quindi i carabinieri della polizia giudiziaria di svolgere gli accertamenti del caso, nominando anche un medico legale per stabilire se le lesioni riportate dall'immigrato, giudicate guaribili in tre settimane dai medici del pronto soccorso dell'ospedale Campo di Marte, siano riconducibili o meno alle modalità dell'arresto.

La polizia giudiziaria interroga l'immigrato che sostiene di essere stato trascinato all'interno del capannone con le guaine di rame al collo - da lì, dice, l'ematoma - e quindi percosso. Sempre la pg dei carabinieri ascolta anche la versione del militare che sostiene invece di aver solo tenuto a bada il ladro che era agitato: voleva scappare e lui si era difeso nella colluttazione.

Gli atti passano al magistrato che, anche sulla base della perizia medico legale, manda a giudizio il carabiniere. L'extracomunitario, attraverso il suo legale, si costituisce però parte civile. Durante il processo viene sentito come testimone anche il carabiniere che si trovava assieme al collega imputato di lesioni colpose, con l'aggravante di aver abusato della sua posizione. Il carabiniere conferma le modalità dell’arresto e parla di otto minuti durante i quali lui era uscito dal capannone. Il giudice Carlo Annarumma condanna il militare a sei mesi di reclusione, con pena sospesa, e al risarcimento dei danni alla parte lesa per 7500 euro. La sentenza riconosce una provvisionale immediatamente esecutiva di 3500 euro.

Per il reato di lesioni colpose la prescrizione cancella la condanna dopo sette anni e mezzo. Considerando che la vicenda risale a quattro anni fa e che prima del 2018 in Corte d'Appello non vengono fissati procedimenti legati a quel tipo di reato, c'è la possibilità che per il condannato in primo grado scatti la prescrizione. In quel caso la provvisionale dovrebbe essergli restituita.

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