Il Tirreno

Lucca

Tutti in lacrime per dire addio a Jacopo

Tutti in lacrime per dire addio a Jacopo

Marlia, chiesa parrocchiale gremita al funerale dello studente morto in un incidente stradale nella notte di sabato

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MARLIA. Grande commozione alla chiesa del paese dove una folla di amici e conoscenti si è raccolta per dare l’ultimo saluto a Jacopo Pantaleoni, 24 anni, rimasto vittima di un incidente d’auto nella notte di San Valentino avvenuto sulla Brennero.. Una morte che ha scosso profondamente la famiglia: il padre Giuseppe, artigiano di 61 anni, la madre Renata Caselli, fiorista di 63 i fratelli Edoardo, (37) e Matteo (36) e la sorella Gloria (33).

Stretti assieme nel dolore, circondati da chiunque abbia avuto la fortuna di conoscere Jacopo: gli amici da una vita e i conoscenti, gli ex compagni del liceo Vallisneri e quelli con cui adesso studiava Lettere all’università di Pisa, i paesani che lo hanno visto crescere. Sono tutti qui, anche chi alla fine non lo conosceva poi tanto bene: nessuno si è tirato indietro quando è servito mostrare il proprio sostegno ad una famiglia distrutta e l’intero paese ha risposto all’appello per commemorare uno dei loro, il ragazzo della porta accanto. Nei minuti che hanno preceduto la funzione, camminando tra i capannelli di persone, in molti parlano dell’accaduto, di quella «strada maledetta» sulla quale, nell’arco di due soli giorni, oltre a Jacopo altre due persone hanno perso la vita nello stesso, drammatico, modo.

Sui giornali, nei bar, in questo momento si dibatte sulla sicurezza e molti chiedono che si prendano provvedimenti perché episodi del genere non accadano più. Ma non qui, non oggi, non è questo il motivo che ha fatto uscire di casa queste persone: questa sarà la battaglia di domani. In molti invece cercano una spiegazione, pur sapendo bene che in questi casi nessuna spiegazione potrà mai essere sufficiente: una distrazione, un colpo di sonno, l’asfalto bagnato… Tutte congetture, tentativi di razionalizzare che servono solo ad evidenziare lo sconforto causato dallo spezzarsi di una vita così giovane, così fresca, che ancora tanto aveva da dire e da fare. Ma quando arriva il feretro, sulla piazza gremita cala il silenzio. In giro tanti sguardi arrossati, ma in pochi trovano ancora la forza di piangere. Nessuno parla durante la funzione, dove i pochi che sono riusciti ad entrare in chiesa ascoltano il sermone del parroco che spiega ciò che non si può spiegare nell’unico modo in cui è possibile farlo: la fede in un disegno superiore, la vita che continua oltre la morte e la speranza di ritrovarsi, insieme e felici, alla fine dei tempi. Ma neanche la fede può cancellare la tristezza di chi, nel frattempo, è rimasto qui e si ritrova con un pezzo di vita mancante all’appello. Ma all’uscita, a funzione finita, qualcosa spezza il silenzio attonito. Sono le note di una canzone di Alessandro Mazzarino. È la voce vivace di un bambino che, al ritmo della musica e in rima baciata, ci racconta in maniera canzonatoria come in una filastrocca le vicende della vita e la sua fine. Gli amici di Jacopo hanno deciso di accoglierlo così, al termine della funzione. Forse hanno pensato che sarebbe stata adatta alla situazione, forse era una delle sue canzoni preferite, forse Jacopo non avrebbe sopportato un funerale così triste, chissà. Ma quelle note svegliano qualcosa in tutti i presenti: in molti adesso piangono, e sul termine della canzone la tensione si scioglie in un lungo, lunghissimo applauso. Perché alla fine: “La vita è una grande ubriacatura/Ma quando passa non ti ricorderai più niente/Ma non aver paura: qualcun altro si ricorderà di te”. E in molti, qui, si ricorderanno di Jacopo.

Andrea Giorgi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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