Attenzione
«Aveva cosparso le scale di olio per provocare una caduta»
LUCCA. Come nel film «La Guerra dei Roses», pellicola datata 1989, la vita all’interno dell’abitazione era diventata impossibile. Lui, un commerciante cinquantacinquenne della periferia cittadina,...
LUCCA. Come nel film «La Guerra dei Roses», pellicola datata 1989, la vita all’interno dell’abitazione era diventata impossibile. Lui, un commerciante cinquantacinquenne della periferia cittadina, separato e con due figli maggiorenni, era diventato - stando all’accusa - la vittima della compagna, un impiegata statale, anche lei separata. Un conflitto accentuatosi giorno dopo giorno con il coniuge costretto a dormire in una camera al piano superiore e addirittura ad assumere per 45 giorni - e soprattutto a Natale del 2013 - un servizio di portierato per controllare con circospezione i movimenti della donna all’interno sino a quando il gip Riccardo Nerucci ha emesso un’ordinanza di allontanamento della convivente, un’avvenente signora non ancora cinquantenne, dall’abitazione e dal luogo di lavoro del compagno e dei figli dell’uomo con divieto di comunicare con i congiunti. Un’incredibile vicenda che la parte lesa del processo - che vede l’ex convivente indagata per stalking - ha riassunto ieri mattina davanti al giudice Simone Silvestri. «Vivevo come in un incubo. Dopo 10 anni di convivenza i dissapori sono aumentati, ma quando ho voluto interrompere il rapporto prima lei mi ha pregato di farle un ultimo regalo: un intervento chirurgico alla schiena in una clinica privata che mi è costato 25mila euro. Ma quando è tornata a casa non ne voleva sapere di lasciare la dimora. Sono iniziati quindi una serie di comportamenti pericolosi: fornelli aperti del gas con il rischio d’incendio e rubinetti del bagno con quello di allagamento. Ammaccature ai mobili della cucina, al frigo, agli arredi. E soprattutto tre scalini in marmo cosparsi di olio con il rischio che io o i miei figli potessimo farci molto male cadendo. Non serve nemmeno lo sfratto». Alla fine risulta decisiva la denuncia ai carabinieri di San Concordio.
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