Il dolore
Subito il piano di rilancio aut aut dai dipendenti
Assemblea partecipata e infervorata al Giglio dopo gli annunci sugli esuberi I sindacati chiederanno un incontro urgente alla direzione del teatro
LUCCA. Un incontro urgente con la direzione generale del teatro. Si vogliono conoscere, con maggiore chiarezza, i termini della dichiarazione degli otto esuberi tra il personale degli uffici e il progetto di rilancio. È il mandato dei dipendenti del Giglio ai rappresentanti sindacali uscito dall’assemblea che si è svolta nella mattinata di ieri.
Un’assemblea molto partecipata: circa una quarantina i lavoratori (praticamente l’organico quasi al completo, maschere comprese) oltre ai sindacalisti (Federico Fontanini della Fistel Cisl, Anna Maria Torrigiani della Uil, Simone Tesi della Slc Cgil e le Rsu Giuliana Cagnacci, Gabriele Olivati e Fausto Moschini).
L’incontro verrà richiesto immediatamente, affinché si svolga nel giro della prossima settimana, sottolinea Fontanini, «e ci auguriamo che stavolta la direzione generale si presenti con un piano reale».
I temi in ballo sono tanti, tutti delicati.
In primo luogo la questione degli esuberi: otto dei ventuno impiegati, secondo la direzione del teatro, dovranno essere trasferiti in società partecipate dal Comune per alleggerire il bilancio del Giglio e portarlo, nell’arco di due anni, al pareggio. C’è la questione dell’integrativo, che la direzione vorrebbe sospendere dal primo aprile. E c’è l’ipotesi avanzata della solidarietà all’indomani del trasferimento degli impiegati. «Difficile ottenerla - spiega Fontanini - visto che in questo momento ci sono problemi con i fondi statali destinati alla solidarietà. Che comunque prevede che il personale venga mantenuto, mentre la direzione del Giglio vorrebbe esternalizzare alcune mansioni».
C’è poi la questione che riguarda più strettamente le maschere: circa una ventina di addetti, con contratti a tempo indeterminato a chiamata: in caso di licenziamento, fa notare il segretario della Fistel, «non avrebbero nemmeno diritto all’Aspi (l’indennità di disoccupazione, ndr)».
Secondo dipendenti e sindacalisti, piuttosto, «il teatro dovrebbe rivedere la programmazione, eliminando quegli spettacoli che non incontrano il pubblico che dovrebbero». Sull’integrativo i dipendenti sarebbero disposti a trattare, ma «fa tutto parte dello stesso discorso: dobbiamo chiarire le ragioni del piano e soprattutto avere certezze sul rilancio del teatro attraverso una programmazione più corretta».
I sindacati contano nella risposta della direzione del teatro. Perché salvare il teatro, sottolineano, equivale «a salvare professionalità di alto livello che si trovano al suo interno, in ogni comparto di attività».
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