Il Tirreno

Lucca

Religiosi davanti al giudice per una porta

di Luca Tronchetti
Religiosi davanti al giudice per una porta

La parrocchia di S. Maria Bianca costretta a pagare 5000 euro alla Congregazione dei Canonici in possesso della chiave

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Persino il giudice che scrive l’ordinanza si permette di citare Tommaso d’Aquino e San Paolo Apostolo visto la personalità delle parti in lite: la parrocchia di S. Maria Forisportam e la Congregazione dei Canonici Regolari Lateranensi. Ordini religiosi che dovrebbero in primis dedicare il loro tempo all’apostolato pastorale, all'istruzione, all'educazione cristiana della gioventù e soprattutto alla carità. E che invece dal 24 giugno 2011 sino a lunedì scorso (quasi 4 anni) sono stati in lite dopo aver intrapreso un’azione giudiziaria per un motivo molto terreno: il possesso del passo di accesso ai locali parrocchiali, alla canonica e alla chiesa di S. Maria Bianca in pieno centro storico. Ma a ricorrere al giudice civile è la parrocchia di S. Maria, quindi la Diocesi, che pretende dalla Congregazione dei Canoni Regolari (i cosiddetti «rocchettini», un istituto religioso di diritto pontificio che risale al IX secolo e che viene riformato da papa Alessandro secondo il modello di S. Frediano di Lucca seguace di S. Agostino) che consegni le chiavi del portone d’ingresso che si affaccia su vicolo Tommasi 1 e rimuova le murature che chiuderebbero gli accessi a canonica, locali parrocchiali, chiesa e locale caldaia.

La chiave contesa. Dal luglio 2010 la Congregazione ha dismesso la cura della chiesa che è passata nelle mani della parrocchia. I preti destinati alla cura della parrocchia di S. Maria Bianca volevano entrare in possesso della chiave che apre quel portone di vicolo Tommasi per transitare da quell’ingresso e accedere ai vari locali parrocchiali e alla chiesa. Ma i canonici della Congregazione, sacerdoti che vestono con un abito talare di lino bianco, hanno sempre eccepito che la chiave del portone d’ingresso era nelle loro mani perché quel portone è l’unico accesso ai locali di loro proprietà esclusiva ed adibiti ad abitazione. Non solo. «Ai locali della parrocchia - hanno detto - si è sempre potuto accedere da altri ingressi della chiesa di S. Maria e che, proprio per tale motivo, le chiusure erano state effettuate in accordo con i sacerdoti diocesani prima del luglio 2010».

Dal disgelo alla chiusura. Dopo la prima udienza fissata dal giudice Antonella Frizilio e in conseguenza dei numerosi rinvii era sembrato che le parti, assistite dai rispettivi legali, potessero giungere ad una conciliazione auspicata anche in considerazione dei luoghi coinvolti nel giudizio. E durante le operazioni peritali si era creato un clima di serenità e collaborazione che faceva ritenere certa la transazione della vertenza visto che il primo agosto 2014 le parti, all’esito del deposito della consulenza tecnica d’ufficio e della comparazioni personale, chiedevano un ulteriore rinvio per formulare un verbale di conciliazione. Invece il 31 ottobre il colpo di scena: niente accordo per la servitù di passaggio.

Vince la Congregazione. Così il giudice esaminando le carte lunedì decide che la parrocchia di S. Maria Bianca non ha alcun titolo per utilizzare l’ingresso da vicolo Tommasi e la condanna al pagamento di 5000 euro per lite temeraria in favore della Congregazione. D’altronde i religiosi della Congregazione non hanno mai consegnato le chiavi in quanto quel portone da accesso ai locali di esclusiva proprietà e che nel vano caldaia c’è una porta murata dalla parte dei locali di proprietà della parrocchia riapribile senza opposizione.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa