Il Tirreno

Lucca

Recchioni: «Un omaggio alla capitale dei comics»

Recchioni: «Un omaggio alla capitale dei comics»

Parlal’autore della storia: «Per chi fa il nostro lavoro la mostra è ormai una tappa imprescindibile»

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Romano, 41 anni, Roberto Recchioni è l’autore che sta rivoluzionalndo uno dei fumetti italiani più amati, Dylan Dog. Ma questo sceneggiatore, scrittore e disegnatore è anche il “papà” di Orfani, la serie che vede il suo numero in edicola domani ambientato a Lucca. E anche la scelta di questa “location” è di Recchioni.

La serie è ambientata in città importanti come Napoli e Bologna. Perché scegliere proprio Lucca?

«Innanzitutto perché si tratta di un omaggio a quella che è una delle capitali del fumetto. Mi piaceva l’idea di poterla omaggiare in questo fumetto, di farne una tappa in qualche modo obbligata. Poi, ovviamente, non è che nell’albo ci sia un riferimento alla fiera del fumetto. Ma il motivo principale della scelta è proprio questo. E poi è una città che conosco bene, perché ormai sono più di venti anni che la frequento, una o due volta all’anno. Da vent’anni, infatti, faccio questo lavoro e già da quando ne avevo sedici venivo alla fiera del fumetto».

Qual è l’elemento della città che per lei è stato centrale nello scrivere questa storia?

«Lucca colpisce immediatamente per le Mura ancora integre che immediatamente danno l’idea di una città fortezza. E poi c’è la Torre Guinigi, con gli alberi sulla sommità. Ecco, questo sono gli elementi che più ci hanno colpito».

Voi del team di Orfani siete ormai “ospiti fissi” di Lucca Comics: si può dire che la manifestazione vi ha portato bene...

«Certo: Lucca è stata molto importante in tutta la mia carriera, molte cose le ho presentate proprio nella vostra città».

È vero quello che dicono i numeri, cioè che Lucca Comics è centrale per questo mercato in Italia e non solo?

«Senz’altro, almeno come ampiezza del pubblico. Lucca è il secondo festival mondiale, dietro ai giapponesi che fanno però storia a sé. Ormai è superiore anche ad Angouleme e a San Diego. Insomma, per noi è un appuntamento imprescindibile».

C’è chi si dice però che negli anni si è un po’ “imbastardita”...

«È normale, la fiera è in una fase di trasformazione, non è più una fiera del fumetto, ma una fiera dell’intrattenimento. Per me è giusto e naturale. Alcuni, un po’ più “talebani” di me lo vedono come un tradimento».

Fra questi ci sono anche i venditori “classici” di fumetti, che si sentono un po’ emarginati.

«Questo è naturale, ognuno vorrebbe avere il suo spazio, avere una fiera a suo uso e consumo...».

Luca Cinotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze