Il dolore
Il giudice condanna l'Asl, pignorati i soldi nelle casse del Cup
Lucca: azione legale per ottenere la provvisionale stabilita dal giudice che aveva condannato un medico
LUCCA. L'Asl non ottempera alla disposizione del giudice del tribunale penale che intima di versare una provvisionale di 350mila euro ai familiari di Sabrina Baldanzi, 42 anni, una giovane impiegata dell'ufficio legale Kartogroup morta per setticemia e mercoledì 11 a mezzogiorno l'avvocato della famiglia della vittima, Gaetano Anastasio, accompagnato dall'ufficiale giudiziario, fa pignorare la somma in contanti che in quel momento si trova nelle casse del Cup dell'ospedale San Luca suscitando le ire del direttore del servizio amministrativo.
Perché la scena, se l'Asl non interverrà obbedendo alle disposizioni del giudice, si ripeterà tutti i giorni sino a quando gli aventi diritti non entreranno in possesso della somma stabilita nella sentenza.
È il primo caso del genere nella sanità lucchese che, evidentemente, non ha dato troppo peso alla sentenza di condanna del giudice Stefano Billet pronunciata il 7 maggio 2013 nei confronti di Patrizia Gaglianone, 53 anni, di Rosignano, all'epoca dei fatti un medico di turno al pronto soccorso dell'ex Campo di Marte, condannata a due anni di reclusione (pena sospesa) per omicidio colposo per colpa medica, che avrebbe sottovalutato le condizioni di salute della paziente: una mamma di 42 anni, sposata e con un bimbo che alla sua morte aveva sei mesi e oggi ha cinque anni. Nel dispositivo infatti il giudice stabiliva l'immediata esecutività della provvisionale da assegnare alle parti civili: 150mila euro al figlio, 100mila euro al coniuge e 50mila euro cadauno ai genitori dell'impiegata entrambi con problemi fisici.
Il pignoramento. Così il legale della famiglia si mette subito in moto per notificare l'atto di precetto al domicilio del debitore con l'intimazione ad adempiere entro i termini. Che per un privato sono dieci giorni, ma per un ente pubblico, come l'Asl, sono centoventi giorni.
E infatti i legali dell'Asl hanno immediatamente fatto opposizione all'atto di precetto impedendo di fatto di adempiere alla fase esecutiva.
Ma l'avvocato Gaetano Anastasio non si è perso d'animo. Una volta ricevuta l'opposizione ha rinotificato l'atto di precetto. E poi ha atteso. Al 121° giorno, quindi nei termini previsti dalla legge, ha portato il titolo esecutivo all'ufficiale giudiziario affinché provvedesse al pignoramento dei beni.
Ma il legale della famiglia Baldanzi è andato pure oltre. Perché avrebbe potuto chiedere il pignoramento sul conto corrente Asl alla Cassa di Risparmio. Ma l'atto avrebbe avuto valore pari a zero se quei soldi depositati sul conto intestato all'azienda sanitaria locale avesse avuto un vincolo di destinazione pubblica. In tal caso sarebbero stati impignorabili e quindi i suoi clienti non avrebbero potuto ottenere alcun risarcimento. Andando direttamente alla cassa del centro unificato di prenotazione dove vengono presi agli utenti i soldi delle prestazioni specialistiche e diagnostiche c'era la certezza di evitare il rischio dell'impignorabilità. Così a mezzogiorno di ieri in compagnia dell'ufficiale giudiziario il legale della famiglia Baldanzi è andato allo sportello aziendale Cup con la sentenza del giudice e l'atto di precetto in modo tale che l'ufficiale giudiziario ha pignorato i soldi che si trovavano in cassa in quel momento: un paio di migliaia di euro.
«Mi sono beccato gli insulti peggiori - racconta l'avvocato Gaetano Anastasio - ma ho agito nel rispetto della legge e nell'interesse dei miei assistiti che hanno un estremo bisogno di quei soldi che spettano loro di diritto. L'Asl, attraverso i suoi legali, aveva tutto il tempo necessario per ottemperare alla sentenza del giudice. Non l'ha fatto. Soltanto oggi pomeriggio (mercoledì 11 per chi legge, ndr) mi ha chiamato uno dei legali dell'Asl che vogliono sistemare la cosa in fretta. Ci metteremo intorno a un tavolo e definiremo il tutto. Ma sia chiaro: finché non ottemperano io proseguo nella mia azione giudiziaria». Il che significa che ogni mattina sino al completo soddisfacimento dell'obbligazione di 350mila euro l'ufficiale giudiziario si recherà al Cup dell'ospedale San Luca e preleverà l'incasso.
I fatti. Era la mattina del 5 novembre 2011 quando Sabrina Baldanzi, 42 anni, sposata e madre di un bambino, morì a causa di un virus influenzale che per l'accusa e per il giudice non le fu diagnosticato in tempo. Per l'accusa, retta dal sostituto procuratore Fabio Origlio, quella morte poteva essere evitata. La paziente lamentava da diversi giorni dolore all'addome e vomito e così decise di rivolgersi al pronto soccorso del Campo di Marte dove la dottoressa Patrizia Gaglianone, 53 anni, residente a Rosignano, all'epoca dei fatti in servizio all'Asl 2. In precedenza si era rivolta al medico di famiglia che le aveva diagnosticato una gastroenterite. La dottoressa Gaglianone le fece la stessa diagnosi rimandandola a casa. In realtà non era stato tenuto conto di un pregresso intervento di chirurgia ginecologica (endometriosi ovarica) a cui era stata sottoposta in passato l'impiegata. Una briglia aderenziale che aveva formato una specie di forcella intorno all'ansa dell'intestino tenue che a sua volta aveva causato una necrosi nella parete intestinale con rotture delle viscere. Una situazione clinica non improvvisa e asintomatica. Un esame accorto e un conseguente intervento chirurgico avrebbero risolto il probleme della giovane donna. Passati 3-5 giorni senza una risoluzione del quadro di gastroenterite virale era doveroso approfondire gli accertamenti ematochimici e radiologici. Invece la mattina del 5 novembre i medici del pronto soccorso stilarono un referto di morte per shock settico
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