Il Tirreno

Lucca

Sovraindebitamento, 15 pratiche evase

diLuca Tronchetti
Sovraindebitamento, 15 pratiche evase

Il Tribunale di Lucca tra i più attivi nel seguire l’istituto del 2012 che consente di rivedere situazioni debitorie pesanti

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LUCCA. Dai casi di operai licenziati che non riescono a far fronte al mutuo a quello del professionista che ha visto ridotte al lumicino le fonti di guadagno sino al piccolo artigiano che s'indebita per pagare i fornitori. Sono molteplici gli esempi di persone che per uscire dagli effetti devastanti - morali e sociali - della crisi possono usufruire di un istituto ancora poco noto e in vigore dal 2012: il sovraindebitamento. Il tribunale di Lucca - attraverso il giudice Giacomo Lucente, molto sensibile alla problematica - nel 2014 ha portato a compimento quindici pratiche quando in tutta Milano ad oggi solo 12 sono andate a buon fine. Segno che, almeno a livello giuridico, la nostra città è avanti rispetto al resto del Paese.

Come funziona. A Lucca per la composizione delle crisi da sovrindebitamento nelle diverse forme attuative (accordo, piano del consumatore, liquidazione del patrimonio) è sorta una commissione che su incarico del tribunale ha assunto le funzioni di attentatore dei piani e degli accordi. Un'attività condotta in modo collegiale e volontario. Hanno aderito circa 35 dottori commercialisti iscritti all'Ordine e diversi avvocati attraverso il coordinamento della Camera di Commercio e della Prefettura. C'è anche uno sportello di ascolto in tutte le Misericordie della provincia. Un istituto, quello della crisi da sovrindebitamento, che all'estero esiste da decenni e che riguarda le persone fisiche, gli imprenditori agricoli, le imprese artigiane, i consorzi. In sostanza tutti i soggetti non sottoponibili a procedure concorsuali e pre-concorsuali costretti a far fronte a imposte, balzelli, pagamenti di cartelle esattoriali, Equitalia senza possibilità di poter accedere al credito o comunque non in grado di ricomporre un debito troppo ingente. Si tratta in buona sostanza di un concordato delle persone non fallibili voluto dallo Stato per la reimmissione nel tessuto sociale di persone altrimenti escluse e in grado di "ripulire" il debito nei confronti di terzi.

Dall'operaio al dipendente pubblico all'agente di commercio. Il primo caso in Lucchesia, e tra i primi in Italia, risale al settembre 2013. Protagonista una coppia di operai della Media Valle. Entrambi lavorano in cartiera. Accendono un mutuo per l'acquisto della prima casa da 100mila euro in un periodo dove le banche (prima del 2008) concedono prestiti a piene mani senza bisogno di troppe garanzie. Un paio d'anni dopo lei perde il lavoro e contemporaneamente si ammala di tumore anche la madre. Con un solo stipendio di 1400 euro mensili diventa impossibile far fronte a un debito di circa 150mila. Si rivolgono anche a una finanziaria per la cessione del quinto dello stipendio, ma con un interesse del 5% mensile non riescono a far fronte alle spese minime di sussistenza e al pagamento della rata del mutuo. Sono disperati, rischiano di perdere le case perché le procedure esecutive sono già iniziate. Quasi per caso vengono a conoscenza dell'istituto del sovrindebitamento. E attraverso uno dei commercialisti che si occupano della legge 3 del 2012 sono riusciti a risolvere la loro situazione. In che modo? Allungata la durata del mutuo. Una moratoria di 20 anni in considerazione della loro durata di vita lavorativa. Ma non è l'unico sistema. Un dipendente pubblico sovrindebitato per 200mila euro con il piano della composizione della crisi è riuscito nell'agosto scorso a ristrutturare il debito a 150mila euro. Mentre un agente di commercio in crisi di liquidità che doveva pagare cartelle esattoriali per 100mila euro attraverso l'opera di composizione della crisi sta ottenendo un sensibile abbassamento della somma da versare.

La condizione soggettiva. Ogni posizione individuale viene presa in esame allo sportello di prevenzione usura e sovrindebitamento della Camera di Commercio per una verifica di merito. Attualmente vengono vagliate anche le domande di persone affette da ludopatia: i malati da videopoker. Operai, impiegati, casalinghe che hanno sperperato una fortuna con le slot machine e adesso, acquisita consapevolezza della loro situazione, chiedono un aiuto concreto per il loro reinserimento sociale attraverso il procedimento legato alla legge 3 del 2012.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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