Finanza
Residenti in rivolta con le auto sbarrano l’accesso al cantiere
Sant’Alessio, continua la protesta contro la nuova antenna Il comitato: Arpat ammette che il ripetitore fa male
LUCCA. Le auto di alcuni cittadini di via Fonda se ne stanno parcheggiate di traverso, a sbarrare la strada. Restano lì da diversi giorni e non verranno spostate fino a quando Telecom non farà passi indietro sull'antenna di telefonia mobile che vuole installare nella zona.
L'avevano detto e l'hanno fatto: blocco del cantiere, i mezzi che arrivano tornano indietro non potendo passare. Ecco che la protesta contro l'antenna, che i cittadini dell'area rifiutano perché troppo vicina a case e scuola, sta andando avanti, in attesa di conoscere dall'amministrazione comunale gli esiti della trattativa in corso con il gestore. L'assessore all'ambiente, Francesco Raspini, ha annunciato di aver spedito a Telecom la lettera nella quale, oltre al progetto e alla documentazione, si chiedeva - di nuovo - di rimettere in discussione la scelta del luogo. Da parte sua la maggioranza consiliare, al prossimo consiglio comunale, depositerà una mozione per ricominicare a lavorare sul piano di copertura mobile del comune.
«Bloccheremo il cantiere finché non ci sarà l'esito di questa trattativa, fino quando non avremo notizie e risposte da Telecom - spiegano gli abitanti - Intanto abbiamo contattato Matteo Garzella, presidente del consiglio comunale, per richiedergli un incontro con i capigruppo».
Dopo il confronto sull'antenna di Sant'Alessio riprende la parola anche Fabio Lucchesi, coordinatore di Ambiente e Futuro. «Il direttore dell'Arpat - spiega - cercando di tranquillizzare i cittadini ha ammesso tra le righe ciò che noi diciamo già da tempo: che le antenne di telefonia mobile sono pericolose non tanto per chi ci vive sotto, ma per tutti coloro che abitano o lavorano intorno alla zona. Una su tutte, la scuola. Inoltre: è vero che Arpat ha dato parere favorevole a Telecom, ma è anche vero che sono rarissimi i casi in cui ciò non avviene». In sintesi: i gestori presentano il progetto e, nella quasi totalità dei casi, il progetto è a norma, conforme alle leggi nazionali. «Arpat quando dà parere favorevole - conclude. Lucchesi -. Non sta dicendo che non ci sono rischi, sta certificando la correttezza del progetto da un punto di vista tecnico e formale. E questo è un dettaglio da tenere sempre ben presente».
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