La manifestazione
Bertolli, ascesa e declino. Il ricordo dell’ultima erede
Lucca: orgoglio e poi rovina della famiglia è stata la banca fondata nel 1875 famosa per gli anticipi concessi agli emigranti in procinto di partire per l’America
LUCCA. Quando ricorda la banca Bertolli i suoi occhi si illuminano per poi velarsi di malinconia. «Era l’orgoglio della nostra famiglia, un sogno meraviglioso che poi si è spezzato rovinosamente» dice Liana Caterina Bertolli, ultima erede sopravvissuta della generazione del fondatore di quell’impero che per oltre mezzo secolo ha dominato la scena economica lucchese grazie all’intraprendenza del nonno paterno,Francesco Bertolli. Settantasette anni splendidamente portati, la signora vive a Monte S. Quirico dal 1959, dove arrivò tre anni dopo il matrimonio con l’assicuratore Emanuele Tognelli, scomparso nel 2011, sposato a soli diciotto anni dopo la maturità classica. Dal matrimonio sono nati tre figli: Luca, affermato manager della Fiat oggi a Shanghai, Emanuela che vive a Milano dove lavora per Tiffany e Andrea, per anni impiegato alla Toyota, che vive a Valdottavo. Un’esistenza felice quella dell’ultima erede della più nota dinastia della Lucca del Novecento. Come tutte le donne della famiglia, anche lei non fu mai coinvolta nelle attività economiche delle imprese Bertolli, tantomeno nella gestione della banca. Il potere e gli affari spettavano agli uomini e le donne erano relegate al ruolo di madre e casalinga. In questo caso di lusso, ma pur sempre casalinga.
«Altri tempi – afferma – ma allora non si potevano discutere certe decisioni, anche se forse un supporto femminile avrebbe contribuito ad evitare quello sfacelo che poi investì la nostra famiglia». Denaro e svaghi non mancavano. Feste e cene di gala con la crema della società di allora e le indimenticabili vacanze nella villa di Porto Rotondo, venduta nell’88. Ventidue estati in quell’oasi di verde che poi il cemento avrebbe soffocato. Tra i vicini di casa l’attrice Virna Lisi, la scrittrice Ludovica Doria, discendente della famiglia di armatori, Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Ira Fustenberg e Gianni Morandi che incontrava regolarmente. Ma anche il marchese Ginori e l’attore Corrado Pani, spesso ospite a cena dai Bertolli. E gli Agnelli, che alla sera rientravano in porto con la barca per immergersi nella vita notturna della Sardegna, passando dalla loro magnifica dimora per uscirne con abiti eleganti e raffinati per trascorrere la serata nei locali più alla moda, dove le signore si sfidavano a suon di gioielli e sofisticate toelette.
Si commuove la signora Liana quando, in una sorta di flash back, torna agli anni della gioventù trascorsi a Viareggio con i genitori che qui avevano scelto di vivere, il fratello maggiore e i quattro figli che la mamma aveva avuto dal primo marito di cui era rimasta vedova.
Molto legata al padre Gioele, scomparso nel 1950 quando lei aveva appena dodici anni, ribattezzato “il burbero benefico” per la sua straordinaria generosità: quasi ogni mattina si recava nel vicolo dietro la banca, dove ad attenderlo c’era una fila di poveri che chiedevano l’elemosina, ai quali lasciava sempre una piccola somma di denaro. Tutti parteciparono in massa al suo funerale.
Gioele viaggiava anche molto all’estero, curando l’esportazione dell’olio toscano e il commercio di vini e laterizi per conto dell’azienda di famiglia, ma la sua passione era la banca Bertolli che aveva messo le radici nel 1875 quando il capostipite aveva aperto in piazza S. Michele uno sportello che svolgeva operazioni di cambiavalute e forniva anticipi agli emigranti in procinto di partire per l’America. Una storia che inizia da lontano quella dei Bertolli, partiti come piccoli commercianti di prodotti agricoli per poi trasformarsi in imprenditori milionari fino alla decadenza e la chiusura degli sportelli bancari.
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