Il Tirreno

Lucca

In cinque chiedono il rito abbreviato

di Luca Tronchetti
In cinque chiedono il rito abbreviato

Il 25 febbraio si decide sull’architetto Valentini, i professionisti Ferro e Ruggi, il funzionario comunale Tani e su Doroni

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LUCCA. Mercoledì 25 febbraio sarà il giorno del giudizio. Cinque gli indagati - più la Valore spa di Prato, peraltro fallita, come persona giuridica - che hanno chiesto il rito abbreviato in camera di consiglio. Un istituto processuale che non lascia scampo e che per l’imputato è decisamente favorevole. Perché nell’eventuale sentenza di condanna la pena è ridotta in concreto di un terzo secco e nel caso di proscioglimento il pubblico ministero non può proporre appello. Per l’architetto Giovanni Valentini, ritenuto dalla procura il grande corruttore, per il dirigente comunale Maurizio Tani recentemente assolto per la vicenda delle case nelle serre a S. Macario, per i professionisti Andrea Ferro, ex presidente della comissione ambientale del comune e Luca Antonio Ruggi, socio dello studio tecnico Chiari, e per l’ex vice presidene di Sistema Ambiente, Sauro Doroni - tutti accusati di corruzione in concorso - il 25 febbraio sarà comunque una data da ricordare: la fine di una travagliata vicenda giuridica. A decidere sarà il giudice dell’udienza preliminare Silvia Mugnaini che in questi mesi, sulla base delle carte in suo possesso ottenute dall’accusa e dalla difesa, ha maturato le sue convinzioni ed è pronta a scrivere la sentenza.

Gli scenari. Non occorre essere degli esperti di diritto per capire che a pesare sull’esito finale potrebbero essere due pronunciamenti formulati da altrettanti tribunali: quello del Riesame di Firenze e la quinta sezione della corte di Cassazione. Venti giorni dopo gli arresti di politici, imprenditori e funzionari pubblici (Chiari e Tani finirono dietro le sbarre, Valentini, Ferro e Ruggi ai domiciliari) il tribunale della Libertà accolse i ricorsi dei legali degli indagati sulla presunta corruzione nella pubblica amministrazione annullando l’ordinanza del gip del tribunale di Lucca sulla carcerazione preventiva e sugli arresti e disponendo l’immediata scarcerazione. Per i giudici fiorentini niente «cricca» nata per favorire le operazioni immobiliari di Valore spa, dietro pagamento di tangenti, anche sotto forma di incarichi professionali. Manca la «pistola fumante». Solo «fumus» zero prove decisive per una condanna per corruzione. Stessa musica in Cassazione. Per i giudici della Suprema Corte - a cui il sostituto procuratore Fabio Origlio aveva presentato ricorso - il gip di Lucca non avrebbe dovuto firmare quelle ordinanze di arresto: troppo debole l’impianto accusatorio per portare in carcere l’ex super assessore della giunta Favilla e l’ex dirigente comunale. Inconsistenti - per la Cassazione - le prove per giustificare gli arresti domiciliari agli altri tre indagati. Un pronunciamento che, pur non mettendo una pietra tombale sull’inchiesta, la indebolisce affievolendone gli effetti. Di contro la procura mette sul piatto nuovi elementi d’indagine raccolti successivamente e tra questi le telefonate dell’indagato chiave - il geometra Marco Chiari, ex super assessore della giunta Favilla - all’allora vice presidente di Sistema Ambiente, l’ex assessore Dc degli anni Ottanta-Novanta, Sauro Doroni. Secondo l’accusa Doroni avrebbe intercesso affinché la figlia del super assessore ottenesse un’assunzione a tempo determinato in violazione della legge presso Sistema Ambiente. In cambio dell’assunzione, stando all’accusa, Chiari avrebbe compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio esercitando pressioni su sindaco e uffici comunali affinché venissero approvate le varianti urbanistiche chieste proprio da Sistema Ambiente. In particolare la costruzione di un nuovo deposito in zona soggetta a vincolo idrogeologico e uno scambio di sede con il Clap. Ma la difesa Doroni sostiene che l’ex vice presidente non aveva voce in capitolo tantomeno poteva promettere un’assunzione all’assessore Chiari.

Chiesto il processo. I due indagati che non hanno aderito al rito abbreviato sono l’ex sindaco Mauro Favilla, difeso dall’avvocato Anna Francini, e l’ex super assessore Marco Chiari assistito dall’avvocato Sandro Guerra. Hanno scelto il rito ordinario. Strategie processuali legate a una prudenza di fondo per quanto concerne l’ex primo cittadino, accusato di concorso in corruzione e raggiunto da un avviso di garanzia durante il suo mandato, o al timore di una condanna, seppur mite, per Chiari al centro di un altro procedimento penale che si concluderà con la sentenza lunedì 9 febbraio. Nei loro confronti la procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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