Il Tirreno

Lucca

Rispetto dell’ambiente e sostenibilità nella filosofia dell’azienda

Solo omonimia con l’altro Casillo ma quanta diffidenza da superare

Solo omonimia con l’altro Casillo ma quanta diffidenza da superare

LUCCA. Un'omonimia che pesa. Ancora oggi, nonostante i numeri di un successo che ha permesso di salvare, ventiquattro mesi fa, due stabilimenti e diversi posti di lavoro. «Ma siamo un po' pazzi,...

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LUCCA. Un'omonimia che pesa. Ancora oggi, nonostante i numeri di un successo che ha permesso di salvare, ventiquattro mesi fa, due stabilimenti e diversi posti di lavoro. «Ma siamo un po' pazzi, romantici e quasi eroici». Pasquale e Beniamino Casillo ci scherzano su, però quel cognome resta ingombrante. Quanta fatica per spiegare ogni volta che non sono quelli lì, non hanno niente a che fare con il Casillo di Foggia del Molino Pardini, che è solo una coincidenza di omonimia e di attività. Quanto rammarico per la diffidenza incontrata, soprattutto i primi mesi di due anni fa, quando riavviarono l'attività dei Molini Maionchi e S. Pietro a Vico, oggi consolidata dall'acquisto di uno dei due stabilimenti, finora in affitto. «Diffidenza – precisa Beniamino – che veniva non tanto da Lucca, quanto dal contesto toscano». Ma dalla loro hanno i risultati, la storia e una filosofia imprenditoriale che, appena si svelano, sono in grado di sgombrare il campo da qualsiasi diffidenza perché si fondano su un connubio vincente di tradizione e innovazione, mirato alla valorizzazione del grano dalla terra alla tavola nel rispetto dell'ambiente, della sostenibilità e dell'evoluzione tecnologica. Ad avviare l'attività, nel 1958 a Corato – comune a circa 40 chilometri da Bari -, fu Francesco, nonno di Pasquale e Beniamino, che la affidò al figlio Vincenzo, appena diciannovenne. Negli anni l'azienda continuò a crescere, trasformandosi dal piccolo impianto molitorio delle origini in un complesso e diversificato gruppo industriale. E' del 1990 l'ingresso della seconda generazione: oltre a Pasquale, oggi presidente del Gruppo, e Beniamino, nel consiglio di amministrazione e a capo della srl “Molino di Lucca”, Francesco e Cardenia, anche loro attualmente ai vertici. L'arrivo della nuova generazione determinò il passaggio da una struttura organizzativa familiare ad una struttura manageriale. In questo modo il Gruppo Casillo è diventato il leader del mercato nella trasformazione e macinazione del grano duro, principale ingrediente nella produzione di pasta secca, pasta fresca e pane. E fornisce i più affermati marchi nazionali, tra i quali Barilla, De Cecco, Granoro, Garofalo. Uno slogan promozionale risalente a qualche tempo, ma ancora valido, recitava così: “Il nostro prodotto è sulle vostre tavole”. Negli stabilimenti del Gruppo la capacità di macinazione e movimentazione è di oltre due milioni di tonnellate all'anno di materie prime, destinate a diventare semola e farina, con un fatturato che supera il miliardo di euro. Nove gli impianti dislocati in varie regioni: la natìa Puglia, la Sicilia, la Lombardia e la Toscana, con i due molini lucchesi che coprono il 5% della produzione globale. Tra le iniziative merita menzione l'acquisizione della Granari siciliana, comprensiva dei quattro terminal portuali a Bari, Palermo, Catania e Ancona, società in cui è confluito pure il terminal di Barletta. In questo modo le attività del Gruppo si sono consolidate anche nel settore della logistica. E poi l'impegno nelle energie rinnovabili, particolarmente importante per un'attività, come la trasformazione del grano, che ha un altissimo consumo di energia e pesa per il 30% nei costi di produzione, terza voce di spesa dopo materie prime e logistica. Così, nel 2012, il Gruppo ha rivoluzionato i propri impianti in nome dell'efficienza, della sostenibilità e del risparmio, arrivando ad abbattere i consumi in misura maggiore di quanto richiesto dalle direttive comunitarie. Un analogo impegno si è indirizzato nei controlli e nella sicurezza, tanto che nel 2013 la società ha redatto il suo primo bilancio di sostenibilità. Del resto i Casillo, da romantici come si defiscono, credono nei valori della tradizione: il che significa che l'impresa, a loro parere, ha anche un ruolo sociale. Per esempio nell'avere a cuore i territori, rispettando le loro regole e i loro luoghi con la massima umiltà, senza mai entrarvi all'assalto. Nel mettere al centro dell'azienda le persone, cercando di far esprimere al meglio le loro potenzialità. «Le imprese crescono – è la loro opinione – grazie agli uomini che ci lavorano». Proprio nel bilancio di sostenibilità alla voce turnover si evidenzia come il turnover del personale sia limitato e il ricambio dei dipendenti dia un saldo positivo: nel periodo esaminato a fronte di 57 nuovi lavoratori, ne sono usciti 38, con dimissioni per motivi diversi dal pensionamento in numero modesto, date le caratteristiche aziendali in termini di professionalità e benessere sociale. E i dipendenti sono in prevalenza residenti nella provincia dove ha sede l'impresa.(p.t.)

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