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Poste a rischio, la rabbia di Barga

Poste a rischio, la rabbia di Barga

Il sindaco Bonini contesta la chiusura di Mologno e Castelvecchio: «Abbiamo già subito troppo con i tagli di orario»

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BARGA. Una ribellione in piena regola, che parte dalle istituzioni comunali e arriva allo sdegno dei cittadini comuni, le vere vittime dei minacciati tagli di Poste Italiane su alcuni sportelli postali in Valle del Serchio. Il sindaco barghigiano Marco Bonini, ha pubblicamente denunciato il modus operandi seguito dall'azienda, così come i sindacati temono ripercussioni occupazionali.

«Ho saputo ieri (mercoledì per chi legge, ndr) - spiega il primo cittadino -, dopo la notizia certa data dai sindacati di settore di Poste Italiane, della riorganizzazione, come da loro definita, di sessantacinque uffici postali toscani di cui due nella Mediavalle e più esattamente nel territorio comunale del barghigiano». Sta accadendo infatti che gli uffici postali di Castelvecchio Pascoli e Mologno potrebbero avere una vita breve considerando che da questa decisione all'effettiva chiusura dovranno passare i canonici sessanta giorni all'interno dei quali fare valutazioni e proposte sul caso.

«Non accettiamo questa loro decisione -ha tuonato Bonini- e non siamo attualmente disponibili ad accettarla perché già in passato abbiamo contribuito con la riduzione degli orari degli uffici postali di Mologno, Filecchio e soprattutto Barga che ha un largo bacino d'utenza considerando anche i paesini della montagna».

Infatti, quello che da anni sta accadendo agli uffici postali del territorio di Barga, come molti altri, è la riduzione degli orari d'apertura e chiusura al pubblico e l'intasamento di quelli che attualmente hanno orario continuato, Fornaci di Barga ad esempio.

Chiudere uffici e ridurre orari significa perciò andare a subissare di lavoro i già esistenti che si ritrovano col doppio di carico e magari pochi allo sportello, ma soprattutto non considerare il numero degli abitanti del comune e delle realtà montane. «A breve -informa Bonini sugli intenti - avremo una riunione con l'Unione dei Comuni e già sono stati presi accordi coi parlamentari locali e la Regione». Poi, il primo cittadino si sente di dire queste parole: «Siamo disponibili a parlare e trattare con Poste Italiane e perciò tengo a dire ai cittadini di stare tranquilli perché l'amministrazione comunale si batterà per questa scellerata decisione».

Anche la gente, quella che ogni mattina utilizza i servizi locali, quella che è in fila aspettando la pensione, ha reagito male alla notizia della chiusura degli uffici di Mologno e Castelvecchio Pascoli. Il primo, in particolare, serve un'utenza stimata in oltre mille interessati. Nei locali ricavati all'interno della stazione ferroviaria di Barga-Gallicano, si riversano infatti non solo i residenti della piccola frazione sul fondovalle, ma anche gli utenti di San Pietro in Campo, molte aziende di Fornaci, le attività industriali del Frascone e del Chitarrino, oltre che cittadini di Gallicano e le frazioni più a valle del comune di Molazzana. Insomma, uno sportello baricentrico per il circondario, dove il numero delle pensioni pagate è superiore ad altre aree.

Perdere un servizio così, destruttura l'intero tessuto economico sociale, visto che l'attuale ufficio è lì dai primi anni del nuovo millennio grazie ad una intensa opera di concertazione tra l'ex consigliere provinciale Arturo Nardini, il Comune di Barga, il gruppo Ferrovie dello Stato e naturalmente Poste Italiane. Concertazione che ha portato ad una riqualificazione della stazione (dove sorge anche un'agenzia di viaggi e l'unico sportello di biglietteria ferroviaria da Lucca ad Aulla, e la sede di un'associazione culturale.

A Castelvecchio, invece, l'ufficio postale è una istituzione, visto che esiste da molti decenni e serve non solo le aziende all'interno della tenuta del Ciocco, quelle del gruppo Marcucci e l'ex Scatolificio Corsonna, ma in virtù dell'impetuoso sviluppo urbanistico della frazione pascoliana, è diventato un centro servizi importante anche per le famiglie. Insomma, si rischia di tagliar fuori almeno un quinto della popolazione comunale. (n.b.-f.c.)

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