Il Tirreno

Lucca

Lucca torna capitale dell’arte molitoria

di Paola Taddeucci
Lucca torna capitale dell’arte molitoria

Partito il rilancio (gli occupati raddoppieranno) del Molino di S. Pietro a Vico salvato dal gruppo Casillo che fornisce il grano duro ai più grandi marchi

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LUCCA. Due anni fa sembravano destinati a diventare altre vuote cattedrali, come il vicino Molino Pardini, così triste nella sua imponenza e nella sua decadenza dopo essere stato il più grande produttore di farina d'Europa. Invece per i Molini Maionchi e San Pietro a Vico la salvezza è arrivata inaspettamente dal sud. Per uno strano caso del destino, chi li ha salvati ha lo stesso cognome e provenienza pugliese di colui che, anni fa, causò la fine del loro gemello più grande. Il salvataggio arriva infatti dalla famiglia Casillo, stesso cognome dell’impresa che nel 1989 acquisì il Molino Pardini trascinandolo in guai a non finire, culminati con la definitiva chiusura. Quella di oggi però è un'altra storia, totalmente all'opposto. Casa madre a Corato (Bari), altri otto stabilimenti in Italia e leader nella trasformazione e commercializzazione del grano duro, con un fatturato superiore al miliardo di euro e la fornitura a grandi marchi tra i quali Barilla, Colussi e De Cecco, due anni fa il gruppo Casillo ha costituito la società “Molino di Lucca srl”, prendendo in affitto d'azienda i due stabilimenti di Lucca. Ne ha riaperto i cancelli, riavviato le macchine e reintegrato una parte dei dipendenti in cassa integrazione. E dallo zero di 24 mesi fa, l'ha portata a chiudere il 2014 con 46 milioni di fatturato tra la lavorazione del grano duro del Molino Maionchi e quella di farina del S. Pietro a Vico. Ora quel processo virtuoso si arricchisce di un'ulteriore tappa, che promette crescita, investimenti e nuovi posti di lavoro: l'acquisto del Molino San Pietro a Vico. Il passaggio è avvenuto il 14 gennaio scorso, quando la “Molino di Lucca” ha rilevato l'attività all'asta fallimentare per circa 2,4 milioni di euro. Un momento significativo che i vertici del Gruppo hanno voluto rendere pubblico e condividere ufficialmente con la città, nella quale in questi due anni, peraltro, hanno già avuto modo di farsi conoscere non solo come industriali del grano, ma anche come sponsor della squadra di basket “Le Mura”. E il capitano Martina Crippa, Kayla Pedersen con la ds Lidia Gorlin non sono mancate all'appuntamento, ospitato nella sede dell'Associazione Industriali e al quale sono intervenuti Pasquale Casillo, presidente e amministratore del Gruppo, il fratello Beniamino, a capo della “Molino di Lucca”, e Domenico Mazzilli, amministratore della srl. Tutti e tre parlano di entusiasmo, passione e investimenti sulla base dell'esperienza «molto incoraggiante e positiva di questi 24 mesi a Lucca – dice il presidente - dove abbiamo trovato un contesto favorevole alla crescita e possiamo parlare di un caso di successo».

Tradotto in cifre questo significa che nel giro di cinque anni i trenta dipendenti di oggi potranno raddoppiare, come è destinato ad incrementarsi l'indotto, cioè tutte quelle imprese di trasporti, manutenzione e pulizia che lavorano per i due impianti. La prospettiva, infatti, è di estendere la produzione, in particolare nel campo della celiachia, sul quale il Gruppo Casillo è in prima linea: a novembre scorso, con un contributo di 800mila euro, è diventato unico partnership dell'università di Foggia per il Gluten Friendly, nuova metodologia che rende tollerabile il glutine ai celiaci. Tra le condizioni indispensabili per la crescita di occupazione e di produzione c'è l'ammodernamento del Molino San Pietro a Vico.

«E' un'infrastruttura ormai datata – informa Mazzilli – e necessita di lavori, per i quali ci auguriamo di ottenere velocemente le autorizzazioni». Aspetto, quest'ultimo, che rimanda al rapporto con le istituzioni e la comunità sul quale il Gruppo punta molto. «Non si può fare un'impresa di successo – sottolineano – senza la piena integrazione e il supporto di una comunità, dalle istituzioni ai cittadini. E noi vogliamo fare di questi impianti un vanto del territorio, come lo erano in passato». E il riscontro c'è. L'assessore comunale Giovanni Lemucchi promette piena disponibilità dell'ente evocando la paura di due anni fa «quando – dice – ci fu il rischio di perdere definitivamente altre due storiche fabbriche e di vedere nuove cattedrali accanto a quella del Molino Pardini, lì vicino. Non si può che essere a disposizione di imprenditori che hanno scomesso sul nostro territorio e vogliono investire ulteriormente». Analoga soddisfazione da Francesco Bambini, assessore provinciale alle attività produttive, che si augura un altro passo in avanti con l'acquisto del secondo molino «così da determinare le condizioni – specifica – per un ulteriore recupero occupazionale».

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