Sicurezza
Cinque richieste di rito abbreviato
Discussione davanti al gup per l'imprenditore Giovanni Valentini, i professionisti Andrea Ferro e Luca Antonio Ruggi, il dirigente comunale Maurizio Tani e l'ex vice presidente di Sistema Ambiente, Sauro Doroni
LUCCA. Il 25 febbraio il giudice dell'udienza preliminare Silvia Mugnaini dovrà decidere sulle richieste di rito abbreviato presentate da cinque indagati - più la società Valore come persona giuridica - nell'ambito dell'inchiesta sul mattone che nel 2011 aveva provocato un terremoto politico-amministrativo con arresti e informazioni di garanzia fatti pervenire a politici, imprenditori, professionisti e dirigenti comunali. E proprio quella data rappresenterà lo spartiacque della "madre di tutte le indagini". Sarà il giorno della verità per l'architetto Giovanni Valentini, ex presidente dell'immobiliare Valore spa, per l'architetto Maurizio Tani, funzionario del comune di Lucca, per i professionisti Andrea Ferro e Luca Antonio Ruggi e per l'ex vice presidente della Sistema Ambiente, Sauro Doroni. Assolti o condannati. Gli avvocati dei principali indagati confidano nella sentenza del Tribunale del Riesame di Firenze - che annullò il provvedimento cautelare del gip su richiesta della procura - e sono fiduciosi nel buon esito della vicenda. Strategia processuale diversa invece per l'ex sindaco Mauro Favilla e per l'ex superassessore Marco Chiari che scelgono, attraverso i loro legali, il rito ordinario. Nei loro confronti il pm Fabio Origlio ha chiesto il rinvio a giudizio. Per gli indagati le accuse, a vario titolo, spaziano dalla corruzione al falso ideologico e materiale.
In appendice anche la denuncia per calunnia nei confronti di Giovanni Valentini e dell'architetto Lorenzo Pieri, progettista del complesso previsto nel parco S. Anna ad opera dell'ex parlamentare Piero Angelini. Per il querelante nel corso di dichiarazioni spontanee rese alla procura e il 14 aprile 2011 l'allora azionista di maggioranza della Lucchese avrebbe affermato che si era incontrato con l'architetto Pieri e lui gli disse di una convocazione, nei giorni precedenti, dell'ex parlamentare Dc. La frase incriminata del colloquio, che poi ha portato alla denuncia di Angelini, è la seguente: "L'esponente politico senza mezzi termini gli disse che se la Valore intendeva realizzare il piano attuativo del progetto doveva passare da lui".
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
