Il Tirreno

Lucca

Nuovi negozi in calo il commercio soffre il clima di insicurezza

di Barbara Antoni

Chiusure assestate, sia a Lucca che sul territorio provinciale Calma piatta dal primo bilancio sul numero di attività

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LUCCA. Le stragi di massa sembrano arrestate. Ma manca il coraggio, manca la sicurezza di tuffarsi in una nuova avventura imprenditoriale nel commercio. Secondo gli esponenti delle categorie del settore, questa, in sintesi, è la lettura dei dati relativi a iscrizioni e cessazioni di imprese commerciali a Lucca e sull'intero territorio provinciale, come emergono dai dati gentilmente forniti dalla Camera di Commercio. Per il 2014, come si nota dalle tabelle, i rilievi si fermano alla fine di settembre: i dati relativi al quarto trimestre dell'anno sono ancora in via di elaborazione da parte dell'ente. Da parte loro, le categorie li attendono con una dose di trepidazione: anche se la tendenza, già dal confronto fra i primi nove mesi del 2013 e del 2014 si delinea con chiarezza, manca di sapere ad oggi in via definitiva quanti sono stati, al 31 dicembre di 2014, gli esercizi che hanno abbassato la saracinesca per sempre.

«Le aziende che chiudono lo fanno di solito a fine anno - dice il direttore provinciale di Confcommercio Rodolfo Pasquini commentando i dati ad oggi disponibili -, sia che si tratti di subentri o di definitiva cessazione dell'impresa. Le iscrizioni in calo - sottolinea - denotano come molte persone vivano in un clima di insicurezza, non si azzarda più tanto oggi ad aprire nuovi negozi. Le chiusure appaiono invece assestate: significa che chi ha resistito ai primi anni della crisi ad oggi ancora regge. Aspettiamo però i dati di fine 2014; qualche difficoltà c'è stata, come si è visto. Ad esempio in corso Garibaldi hanno chiuso tre attività».

«Purtroppo - aggiunge Pasquini - oggi mancano sicurezza e coraggio, e l'impegno con le banche non sai se puoi portarlo avanti. Prima ci si lanciava a usare la liquidazione del babbo per aprire una nuova attività, adesso molto meno, perché la liquidazione può essere determinante per la famiglia. Anche i dati di Confcommercio, a livello nazionale, fanno emergere un calo di aziende nuove iscritte al registro delle imprese».

«Siamo arrivati alle chiusure stabili - afferma Valentina Cesaretti, direttore provinciale di Confesercenti, sempre in proposito ai dati -. La débacle si sta fermando. Tra i vecchi negozi c'è stata una scrematura e quelli rimasti adesso tengono. Tuttavia - sottolinea - non riesco ad essere così ottimista per dire che siamo fuori dalla crisi». Al contrario, Valentina Cesaretti ritiene che «siamo dentro la crisi, eccome. Non ci sono incentivi per invertire la tendenza, per sperare che nel 2015 ci sarà una crescita o che i negozi smetteranno di chiudere. Il nostro sportello start-up per nuove imprese non registra grandi numeri. C'è molta burocrazia; il credito continua a non essere facilmente accessibile. E si vede poca ripresa dei consumi: ecco perché grosse inversioni di tendenza stentano. Oggi - continua - si chiude meno ma si apre meno».

Confortano «segnali più incoraggianti nel turismo - aggiunge Valentina Cesaretti -. Nel turismo si vedono aperture, tentativi di nuove imprese. Sono i limiti strutturali come fisco, credito e burocrazia a ostacolare la nascita di nuove imprese. Vorrei che su questi temi ci fosse una presa di coscienza del governo».

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