Il dolore
A Lucca oltre un miliardo di prestiti bancari non restituiti
Mai così alto il valore dei debiti non onorati da parte di famiglie e imprese. In calo la quantità di finanziamenti erogati dagli istituti di credito
LUCCA. Si chiamano sofferenze, e lo sono di nome e di fatto. Sono i prestiti bancari che probabilmente non potranno essere ripagati completamente, per la situazione di sostanziale insolvenza del debitore. E sono tanti, in provincia di Lucca: secondo i dati raccolti dalla Banca d’Italia e messi in fila dalla Camera di commercio, a giugno dello scorso anno l’ammontare complessivo di un miliardo e 336 milioni di euro, per 8.460 posizioni.
Una valanga di soldi, che difficilmente si può anche solo immaginare. Un indebitamento che colpisce soprattutto le società, che per la prima volta in assoluto hanno sforato il limite psicologico (e non solo) del miliardo di euro, finendo a 1.029 milioni. Per le famiglie consumatrici, invece, ci si ferma a 178 milioni.
I numeri, però, vanno letti oltre che interpretati. E a contare, al di là dei valori assoluti, è soprattutto la tendenza. Nell’arco di un anno (dal 30 giugno 2013 al 30 giugno 2014) l’ammontare delle sofferenze è passato da 1.096 milioni ai fatidici 1.336. In percentuale, un 20% di aumento. Nei dodici mesi precedenti l’aumento era stato di “solo” il 18,4%. Insomma, nell’ultimo anno la situazione sembra accelerare verso il peggioramento: segno che la crisi è ben lontana dall’esser risolta, soprattutto per determinati settori: l’aumento delle sofferenze nelle costruzioni, infatti, ha portato in un anno da 144 milioni a 207, con un balzo del 43%. E va solo di poco meglio nel campo dei servizi, dove l’aumento è del 35%.
Si difende, invece, il settore industriale, con un aumento dei prestiti finiti ko di “solo” il 9,8% ma, soprattutto, con un calo fra il marzo 2014 e il giugno 2014. Anche in questo caso ci sono però molte facce da considerare, legate al tessuto economico della provincia: da una parte, infatti, abbiamo il cartario che riesce a tenere posizioni, fatturati e guadagni. Dall’altro (oltre il Quiesa) la nautica che fa segnare risultati preceduti tristemente dal segno meno. Riescono a contenere i danni le famiglie, che con 178 milioni di sofferenze aumentano del 12%. Certo, per tutti sono lontani i periodi nei quali i debiti non onorati erano una piccola parte dei prestiti bancari: a settembre del 2009 (dunque con la crisi in corso da un anno) l’ammontare complessivo in provincia si fermava a 496 milioni.
I dati di Banca d’Italia e Camera di Commercio raccontano però altri fatti. Come la conferma della propensione dei lucchesi a fare le formiche, puntando sui depositi in banca e alla posta: a giugno dello scorso anno il totale arrivava a 8.146.741.000 euro. Segnando - ed è questo un punto importante un’inversione di tendenza rispetto al dato di marzo che, per la prima volta da anni, aveva fatto registrare una flessione nel salvadanaio dei lucchesi. Di questi 8 miliardi di euro, poi, oltre i tre quarti sono detenuti dalle famiglie, con oltre sei miliardi. Il che, per inciso, non è detto che sia per forza un bene: la propensione al risparmio può indicare anche una scarsa fiducia nel futuro e una minor disponibilità al consumo, facendo così mancare una voce fondamentale nella composizione della “ricchezza” della società: lo segnala anche la statistica del credito al consumo, che a giugno scorso ha fatto registrare solo un timidissimo segno di ripresa.
C’è anche un altro dato che forse non sorprende, ma che senz’altro deve far preoccupare: fra il 30 settembre 2013 e il 30 settembre 2014 sono calati gli impieghi, cioè i soldi che le banche mettono in circolo per il settore produttivo. Siamo arrivati, infatti, a 9 miliardi e mezzo di euro, con un calo di 700 milioni rispetto all’anno precedente. E sembra sempre più lontana la soglia dei dieci miliardi che invece, negli anni precedenti, veniva ampiamente superata. Fenomeno importante, che può avere più di una spiegazione. Dall’altra la più che accentuata ritrosia degli istituti di credito a fornire denaro che poi (i dati delle sofferenze lo dimostrano) rischiano di non veder ritornare nelle proprie casse, che rimangono così chiuse a doppia mandata. Dall’altra, però, c’è anche questa crisi dalla durata che pare infinita e che ha portato tantissime aziende a ingrossare il battaglione di chi si vede inserita nelle varie “centrali rischi”, cioè fra quelle società marchiate come “non affidabili” e che quindi riescono solo con molta difficoltà (se ce la fanno) a ottenere un finanziamento bancario. Un altro segnale in questa direzione arriva dagli uffici del tribunale fallimentare, che ha visto aumentare sia le bancarotte vere e proprie che le richieste di concordato (utili anche per bloccare i decreti ingiuntivi). E poi ci sono le aste fallimentari, che portano sui tavoli dei banditori centinaia di immobili, dal rustico da ristrutturare in Garfagnana alle ville con piscina di Forte dei Marmi.
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