Il Tirreno

Lucca

«Siamo pronti a fermare i lavori»

«Siamo pronti a fermare i lavori»

Il Comitato del quartiere Giardino chiede l’abbattimento della Stecca. E attacca il Comune

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LUCCA. Il Comitato del quartiere Giardino andrà all'incontro con il sindaco Alessandro Tambellini fissato per domani. Ma non depongono le armi contro la "rivoluzione" nel contratto di quartiere e si dichiarano pronti anche ad azioni clamorose, come catene umane per bloccare i lavori alla cosiddetta "stecca".

Tante cose, negli ultimi giorni, non sono andate giù agli abitanti del Giardino: «L'assessore Sichi, venuto a conoscenza che i cittadini erano contrari alle sue modifiche, apportate al Contratto di Quartiere, (per altro senza alcun confronto) è uscito con un bel “Chi se ne frega” mostrando così indole e volontà. Successivamente il sindaco gli ha dato manforte, dicendosi sì disponibile a riceverci, ma anche affermando che tanto non avrebbe cambiato niente». Nonostante questo - spiega il Comitato - non ci sarà una diserzione dell'incontro già fissato: «Riteniamo questi fatti gravi e pensiamo che costituiscano una grossa ombra sulla volontà di trasparenza, dialogo e sensibilità democratica dell'amministrazione. Comunque, anche se le offese e l'indisponibilità del sindaco, continuano a farci pensare, probabilmente andremo ugualmente all'incontro, lo faremo per rispetto delle istituzioni e per chiarire, se ce ne fosse ancora bisogno, quello che chiediamo».

Il Comitato ricostruisce quanto avvenuto dal 2005 ad oggi: «Dopo anni di battaglie ed errori finalmente nel 2005 si avvia, con un proficuo dialogo tra gli abitanti e l'amministrazione comunale, viene varato il progetto “contratto di quartiere II£ finanziato dal ministero delle infrastrutture e trasporti per 9.941.000 euro. L'obbiettivo è risanare architettonicamente e integrare il quartiere nel tessuto socio economico della zona. Con il Progetto sono stati costruiti 76 appartamenti per altrettante famiglie che si sono insediate nel quartiere, è in corso la costruzione di 36 appartamenti per le famiglie del quartiere . Si dovevano ora demolire, nel cuore del quartiere, i 14 appartamenti fatiscenti, che i progettisti avevano dichiarato non recuperabili. L'abbattimento costituiva, sempre secondo il progetto, l'operazione centrale per il risanamento del quartiere:avrebbe cambiato non solo l'immagine ma anche la percezione e la fruizione del luogo. Avremo così aperto al verde e dato una configurazione dignitosa all'intera zona. Al posto della stecca avremmo avuto attrezzature collettive; una piazza, un parco giochi e parcheggi. Altro obbiettivo era trasformare un quartiere dormitorio in un quartiere vivo, inserendoci zone per uffici e negozi, ma purtroppo, anche per quanto concerne questo punto l'amministrazione comunale ha modificato e ridimensionato il progetto in virtù delle richieste del privato che doveva eseguire quei lavori. Non verrà più costruito il centro direzionale e saranno ridotti i negozi».

Secondo il Comitato, «l'amministrazione ha modificato pesantemente il contratto senza il minimo coinvolgimento della popolazione; eppure in calce al contratto c'è anche la nostra firma: non si vuole abbattere la stecca che era l'immagine e la sostanza del risanamento».

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