Finanza
Precari, esposto in procura
Scuola: tante le incongruenze riscontrate nelle autocertificazioni presentate al provveditorato
LUCCA. Arriva in tribunale la vicenda dei precari lucchesi che si sono visti scavalcare nelle graduatorie per l’immissione in ruolo e le supplenze “lunghe” da centinaia di docenti arrivati da altre province. Ieri mattina gli avvocati Marzia Riccomi e Ida Antonacci, che tutelano gli insegnanti, hanno presentato un esposto in procura con il quale si segnalano le tante, tantissime incongruenze che hanno scoperto dopo l’accesso agli atti e l’esame attento delle autocertificazioni presentate la scorsa primavera.
Da tempo aleggiava la possibilità di rivolgersi alla magistratura. Da quando l’aggiornamento triennale delle graduatorie a esaurimento aveva fatto arrivare nella nostra provincia centinaia di aspiranti al ruolo da tutta Italia. Il risultato era stato che, nella graduatoria per la scuola dell’infanzia, sono entrati in blocco oltre 200 nuovi candidati, con punteggi superiori rispetto a chi si trovava in lista dagli anni precedenti. Questo ha significato che i precari “lucchesi” non hanno di fatto avuto possibilità di entrare di ruolo. Qualcosa del genere, anche se con numeri minori, è avvenuto anche per la scuola elementare.
I precari, affiancati dalle loro legali, hanno richiesto al provveditorato di verificare i titoli autocertificati dai candidati. E l’analisi è stata sconfortante per il numero di incongruenze riscontrate in almeno un’ottantina di casi. A un certo momento, però, questo lavoro certosino si è interrotto. Perché - come spiegano gli avvocati - l’esposto presentato non è contro i singoli docenti, ma piuttosto una segnalazione per un sistema che mostra troppi conti che non tornano. Per questo l’invito alla magistratura è a controllare a tappeto tutte le posizioni, per verificare se quelle che ora appaiono incongruenze possano in realtà indossare l’abito di veri e propri reati, come il falso.
Ma quali sono queste incongruenze? In alcuni casi si tratta di titoli certificati in una sezione del modulo elettronico non corretta, che porta a punteggi maggiori: come corsi di mediazione fatti passare per dottorati di ricerca. Poi ci sono casi di titoli fatti valere più volte, nonostante le istruzioni del ministero specifichino che vanno indicati solo quelli conseguiti negli ultimi tre anni, oppure in precedenza ma mai segnalati. E ci sono poi casi di persone che hanno indicato di aver prestato servizio nella scuola mentre ancora stavano studiando per la laurea: cosa che può in linea di principio anche succedere, ma che non può esser fatta valere come titolo a sé stante, essendo di fatto inglobata nel punteggio garantito dal diploma di laurea. E, ancora, diplomi indicati come titoli che danno accesso all’insegnamento. O - ancora - titoli di preferenza non corretti, come l’invalidità civile di un parente fatta passare come (più grave) invalidità di servizio. Al di là dell’accertamento dal punto di vista penale, gli avvocati hanno evidenziato nel loro esposto anche il fatto che l’aver dichiarato il falso potrebbe far cadere il “beneficio” derivato dalla dichiarazione: in questo caso, l’immissione nella graduatoria e, eventualmente, l’assunzione in ruolo.
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