Il dolore
Moglie gelosa detective su Facebook
Lucca, ha approcciato il coniuge con un falso profilo e ha fissato con lui un appuntamento galante. Finito con una litigata
LUCCA. Per scoprire l’infedeltà coniugale arriva a creare un falso profilo Facebook con una foto rubata sul web a una bionda attricetta americana. A quel punto sotto mentite spoglie chiede l’amicizia al suo uomo che, ignaro che dietro quella foto provocante si celasse la consorte, intrattiene per un paio di settimane conversazioni sempre più spinte con la «sconosciuta» sino a chiederle un appuntamento galante. Ma i suoi desideri erotici si infrangono nel parcheggio di un fast food quando, invece della donna procace che attende con trepidazione, all’incontro si presenta la moglie decisamente arrabbiata e che lo rampogna a dovere. Lei raggiunge un duplice obiettivo. Dopo la lavata di capo fa pedinare per oltre due mesi il marito da un’agenzia investigativa che lo rivolta come un calzino, ma non scopre alcuna relazione con altre donne. E da quando è scattata la trappola su Facebook tutte le sere al suo rientro a casa il coniuge, in automatico, consegna il cellulare in modo che lei possa controllare il traffico. E, logicamente, non ne vuol più sapere dei social network.
La storia. Protagonisti della vicenda due quarantenni impiegati che abitano nella Piana. Lui lavora in un’impresa privata, lei in un’azienda pubblica. La moglie gelosa dopo le esperienza negative di alcune amiche tradite dal marito utilizzando i social network decide di metterlo alla prova per saggiare il suo tasso di fedeltà del coniuge. Ed escogita un sistema ingegnoso. Costruisce un profilo internet con un falso nome e soprattutto una foto ammiccante presa dal web di un’attrice americana poco nota. A quel punto chiede l’amicizia via Facebook ai colleghi di lavoro e ai conoscenti del marito. E dopo qualche giorno finge notando nel loro album fotografico l’immagine del coniuge chiede di potergli mandare un messaggio sul suo profilo Facebook chiedendo l’amicizia. Inizia così una fase di corteggiamento da parte della moglie, nella finzione è una procace pin up trentenne. I messaggi si fanno sempre più audaci e provocanti sino ad arrivare ad esplicite richieste di un incontro a luce rossa. Che viene fissato a fine novembre 2014 nel parcheggio del Mc Donald’s vicino al casello autostradale di Lucca.
La scoperta. La sera prima l’impiegato si prepara di tutto punto. Si rasa, si profuma, indossa una camicia nuova di zecca e scarpe alla moda. La moglie, che ha escogitato tutto, chiede spiegazioni per quell’insolita ricercatezza nel vestire. Lui, confuso, cerca di spiegarle che ha un importante appuntamento di lavoro. Alle 9 in punto parcheggia la macchina e aspetta con impazienza. Ma mentre è distratto al cellulare sente bussare al finestrino della vettura. È la moglie. Lui prova a reggere la parte. «Che ci fai da queste parti, io sto aspettando il mio collega». Ma quando lei gli mostra la fotocopia della pagina del profilo Facebook con la foto dell’avvenente bionda capisce che è caduto in trappola. E prova a giustificarsi: «Guarda che la mia era solo curiosità, non volevo certo tradirti». La consorte dopo l’inevitabile sfuriata decide di metterlo di nuovo alla prova. E un mese dopo lo fa pedinare dall’agenzia investigativa Renato Bianchi. Due mesi di pedinamenti insistiti, di ricerche via web che danno esito negativo. Non c’è nessuna donna nella sua vita e la lezione gli è servita a tal punto che si è cancellato da Facebook e ogni sera, al suo ritorno a casa, consegna il cellulare alla moglie affinché verifichi il traffico in entrata e in uscita.
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