Sicurezza
Da Susanna una lezione di vita
La figlia del grande Egri Erbstein commuove la platea ricordando l’Olocausto e le leggi razziali
LUCCA. Lottare sempre a testa alta affinché il bene trionfi sul male, l’onestà sulla falsità, la verità sulla bugia. Parole che suonano come un mantra per Susanna Egri, che a 89 anni è ancora leggera e libera come una farfalla. La danza che l’ha accompagnata per tutta la vita - un’autentica fuoriclasse, coreografa e ballerina famosa in tutto il globo e testimonial dell’Unesco - la rende giovane e dinamica. Stupisce e commuove la figlia del grande allenatore Erno Erbstein, un tecnico innovatore e soprattutto un uomo cristallino di grande cultura e capace di valorizzare la creatività dei suoi ragazzi, mentre legge la lettera del suo «babbo» fuoriuscito dall’Italia per colpa delle leggi razziali. Parole cariche d’amore e di coraggio che la invitavano a non mollare, a continuare - pur nella clandestinità - gli studi classici prevedendo per lei un futuro importante «perché questo tempo di barbarie presto finirà». È lei la testimone della due giorni della Memoria per non dimenticare la shoah, la persecuzione degli ebrei e dei diversi e le leggi razziali che colpirono anche una bambina di 12 anni, la prima della classe al liceo scientifico Machiavelli e che eccelleva anche nell’attività ginnico-sportiva.
Il museo della Lucchese. Luogo migliore per ricordare quegli eventi terribili non poteva esserci. Il museo rossonero - la sede di Lucca United dietro la curva Ovest, il primo spazio espositivo creato, voluto e realizzato da tifosi consapevoli - trasuda di storia e all’interno due foto alle pareti ricordano Erbstein e i suoi magnifici atleti (da Olivieri a Scher, da Marchini a Neri, uomini liberi, contrari ai totalitarismi) capaci di ottenere due promozioni in tre anni (dalla Prima Divisione alla A) e nella stagione 1936-37 il miglior risultato nella storia sportiva della Lucchese (settimo posto in serie A).
Il racconto. Impressionante vedere la forza espressiva, la lucidità mnemonica di questa signora dall’aspetto gentile e dai modi educati sopravvissuta agli orrori della guerra che ricorda la sua giovinezza nelle strade di Lucca, lei figlia del mister amato dai tifosi e rispettato dalla gente, il dolore immenso nel doversene andare con ignominia soltanto perché suo nonno era ebreo, lei cattolica osservante con un padre agnostico, e «avrebbe contaminato la razza italica». E poi il tentativo fallito di entrare in Olanda dove il papà era stato assunto dal Rotterdam, il ritorno a Budapest in Ungheria, la lotta per la sopravvivenza, il suo spirito di ragazzina sveglia e intelligente che prima salva se stessa e le sue compagne di sventura e poi, da crocerossina, riesce ad evitare al padre la fucilazione ad opera , gli ungheresi-nazisti.
La politica e i giovani. Ad ascoltarla ci sono le istituzioni: dal sindaco Alessandro Tambellini al consigliere provinciale Elena Baroni (assente giusticato il presidente del consiglio provinciale Andrea Palestini), al presidente del consiglio comunale Matteo Garzella sino alla signora Gennazzani rappresentante della comunità ebraica. Ma soprattutto c’è gente comune e ieri mattina tanti giovani studenti rimasti incantati dal fascino e dalle parole di quella donna forte e coraggiosa. Un passaggio di testimone ideale affinché quell’orrore, quei morti e quel dolore non si ripeta mai più.
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