Finanza
Arpat: il ripetitore è sicuro
L’antenna per cellulare di Sant’Alessio dovrebbe avere emissioni ben al di sotto del limite legale
LUCCA. L’antenna per la telefonia cellualre di via Fonda a Sant’Alessio? Per Arpat si tratta di un impianto che non metterà a rischio la salute dei cittadini. Che, però, continutano a non vedere di buon occhio il grande traliccio che dovrebbe servire Telecom e Wind.
L’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ha inoltrato il proprio parere - obbligatorio e vincolante - all’amministrazione comunale nel luglio del 2013. Per formare il parere, Arpat ha effettuato un’analisi previsionale degli effetti dell’antenna nel raggio di 500 metri dall’impianto. Secondo quanto emerso, il campo elettrico sarà inferiore a 3 volt/metro. Un dato che - sempre secondo l’agenzia ambientale - garantirebbe la sicurezza e la salute degli abitanti, visto che il valore limite per le abitazioni e di 6 volt/metro.
Spiegazioni tecniche e dall’indubbio valore legale che, però, difficilmente acquieteranno i cittadini che l’altroieri hanno contestato l’apertura del cantiere da parte degli operai incaricati dalle compagnie telefoniche. Più calma è stata la giornata di ieri, dove praticamente al cantiere non si è lavorato. E forse è difficile che qualcosa si muova prima della fine di questa settimana, quando è in programma un incontro fra l’assessore comunale all’ambiente Francesco Raspini e i rappresentanti delle società di telecomunicazione.
Proprio il Comune rischia di trovarsi in mano una nuova patata bollente, dopo quella dell’elettrodotto di Terna che dovrebbe attraversare le colline e i campi dell’Oltreserchio.
Una posizione difficile, che deriva anche dalla discrepanza da quanto contenuto nel regolamento per le antenne attualmente in vigore (che risale al 2005, durante il secondo mandato da sindaco di Pietro Fazzi e che nelle prossime settimane dovrebbe venir sostituito da un documento più aggiornato) e le norme e la giurisprudenza che si sono accumulate in questi ormai dieci anni.
Il regolamento, infatti, prevede che per gli impianti al di fuori delle cosiddette aree preferenziali, debba arrivare l’ok da parte del consiglio comunale oppure si proceda con il “silenzio-assenso”: è proprio il caso dell’antenna di Sant’Alessio, che si trova a poche centinaia di metri dalla scuola della frazione. Una particolarità, questa, visto che si mette in capo a un organo strettamente politico (come il consiglio comunale) una decisione che pare più strettamente tecnica, da adottare da parte di un dirigente sulla base dei pareri degli enti competenti (Arpat, Soprintendenza, Autorità di bacino, fra gli altri). Procedura “complicata” anche dal parere, obbligatorio ma non vincolante, che deve esprimere il comitato permanente, formato da esponenti comunali (assessore, consiglieri di maggioranza e opposizione) ma anche da rappresentanti di comitati e associazioni. Il tutto, alla fine, rischia di essere carta straccia: le sentenze che hanno qualificato la telefonia come servizio pubblico essenziale, di fatto rendono difficilissimo opporsi alle compagnie.
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