Il Tirreno

Lucca

Protesta per l'antenna dei cellulari a Sant'Alessio

Il cantiere di Sant'Alessio
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Il cantiere di Sant'Alessio

Lucca, cittadini in strada contro l'avvio dei lavori del cantiere Telecom. L'impianto ha l'ok di Arpat e Sovrintendenza, ma non è mai stato discusso in consiglio comunale

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LUCCA. Alta tensione, in via Fonda a Sant'Alessio, dove sono cominciati i lavori per la realizzazione di un'antenna per il segnale dei cellulari della Telecom e di Wind. Già nei giorni passati gli operai avevano proceduto a sistemare l'area di cantiere e a trasportare i materiali necessari per dare il via all'opera. Poi, nella giornata di martedì, era previsto il vero e proprio inizio dei lavori. Che è stato, però, osteggiato dai residenti della zona che hanno cercato di impedire l'accesso alla zona. Il tutto si è svolto senza grosse tensioni, anche se sul posto sono intervenute le forze dell'ordine.

La vicenda dell'antenna di Sant'Alessio non è nuova. Il consiglio comunale avrebbe dovuto parlarne nell'assemblea dello scorso otto maggio, in virtù del regolamento sul tema che prevede un ok dell'assise cittadina per le antenne da realizzare in zona "non preferenziale". Su questo punto c'era stato un parere negativo del Comitato permanente, che mette insieme rappresentanti dell'amministrazione, degli altri soggetti competenti (Arpat, Sovrintendenza), comitati cittadini e associazioni ambientaliste. La pratica, iscritta all'ordine del giorno, era stata poi rinviata, senza mai però tornare in discussione. Si era, insomma, come immersa fino a martedì mattina. Una situazione che appare molto complicata da sbrogliare, visto che il regolamento sulle antenne (che risale alla seconda amministrazione Fazzi) mette in capo al Consiglio comunale un ruolo di "decisione tecnica" assai complicato: anche perché le sentenze dei tribunali degli ultimi anni hanno configurato la telefonia come un servizio pubblico essenziale. Ciò significa che, anche di fronte a un diniego da parte del Comune, le aziende di telefonia possono forzare la mano in sede giudiziaria e avere il via libera, a patto di aver ricevuto l'ok da Arpat e Sovrintendenza. Esattamente come è accaduto in questo caso.

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