Il Tirreno

Lucca

La storia delle Mura a rischio sfratto

di Rossella Lucchesi
La storia delle Mura a rischio sfratto

I volontari del Ciscu non ce la possono fare a pagare l’affitto e a tenere aperto per 262 giorni all’anno

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LUCCA. «Spero che ci si ravveda sui criteri di assegnazione delle casermette delle Mura, soprattutto per quanto concerne i canoni di affitto, decisamente fuori dalla portata degli attuali gestori, ma anche per le assurde condizioni poste dall’Opera delle Mura che stabilirebbero l’utilizzo delle stesse per soli due anni. Rinnovabili sì, ma per quanto e a quali patti»?

E’ amareggiato e preoccupato l’archeologo Enrico Romiti, da sette anni consigliere del Ciscu, associazione che dal 1967 ha sede sul baluardo San Paolino, fortemente voluta dall’allora sindaco Giovanni Martinelli quale organo di studio e informazione del monumento simbolo della città che negli anni ha ospitato manifestazioni di carattere internazionale e ospiti illustri da tutto il mondo. Adesso questo ambiente, come tutti gli altri situati lungo l’anello delle Mura, è a rischio chiusura.

Pur essendo all’epoca assegnato al Ciscu a tempo indeterminato, come rilevano alcuni documenti.

«Essendo tutti volontari, non possiamo certo permetterci di pagare un canone di affitto mensile di circa 800 euro richiesto dall’Opera della Mura poiché – prosegue Romiti – fatta eccezione per un contributo annuale delle fondazioni Cassa di Risparmio e Banca del Monte, non disponiamo di altri finanziamenti in grado di garantirci una cifra così elevata.

«Senza considerare che tutte le utenze sono a carico nostro e ogni mese facciamo i salti mortali per pagare le bollette». Le nuove disposizioni hanno dunque colto di sorpresa tutte quelle associazioni che da anni operano nelle casermette di proprietà del Comune, sconcertate per l’iniziativa che qualcuno definisce scellerata. Anche perché si perderebbero importanti punti di riferimento, costringendo gli interessati a cercare soluzioni alternative, mentre chi resterebbe vivrebbe costantemente nella precarietà, visto che allo scadere del mandato, il contratto potrebbe essere revocato e la casermetta affidata ad altri.

Condizioni insomma che non consentirebbero di operare in serenità dettate, sembra, da decisioni prese senza interpellare i diretti interessati.

Assolutamente da rivedere, secondo Romiti, anche l’ordinanza di tenere aperte le casermette per 262 giorni l’anno per consentire l’uso del bagno. «Nessuno qui è stipendiato – prosegue – quindi mi sembra alquanto vessatorio imporre certi obblighi a chi presta gratuitamente la propria opera che si traduce nelle ore libere dal lavoro e spesso strappate alla famiglia e al privato, per offrire un servizio alla comunità».

Quella comunità che adesso potrebbe rimanere orfana di un’istituzione che, nel corso degli anni e grazie a importanti progetti internazionali, ha portato a Lucca migliaia di studiosi, divulgando la conoscenza di una delle più straordinarie fortificazioni rinascimentali, l’unica al mondo con quelle caratteristiche ancora perfettamente intatta.

Addentrarsi negli ambienti del Ciscu, in effetti, equivale a una full immersion nella storia delle Mura lucchesi che si estende a quella delle maggiori fortificazioni del mondo, rappresentate in migliaia di volumi e diapositive.

Documenti preziosi che, in caso di sfratto, non si sa che fine potrebbero fare. Abbiamo visitato la casermetta, quasi sempre aperta, anche se per entrare, è necessario suonare il campanello oppure avvisare scrivendo a info@ciscu.eu. «Una scelta obbligata – aggiunge Romiti – per evitare atti vandalici o intrusioni di chi magari entra e si porta via qualche prezioso “souvenir” mentre il personale è occupato altrove, come è avvenuto in passato».

Attualmente vi si può accedere solo al piano adiacente la passeggiata delle Mura, visto che quello sottostante è al momento adibito a magazzino, stracolmo di libri e pubblicazioni, molti dei quali ancora da catalogare.

Alla destra dell’ingresso una ricchissima biblioteca con migliaia di volumi dedicati alle fortificazioni che negli anni si è ampliata con l’arrivo di nuovi testi di grande valore storico.

Tutti consultabili gratuitamente in loco o anche in prestito, così come quelli collocati nell’ambiente sottostante, cui si accede da una scala di pietra, che contiene un’infinità di volumi editi dal Ciscu, oltre alle pubblicazioni dei convegni organizzati dagli anni Sessanta ai giorni nostri.

Al centro la sala convegni le cui pareti raccontano le fasi di evoluzione delle Mura lucchesi. Dalla cerchia romana a quella trecentesca fino a quella rinascimentale che tutti conosciamo.

E sul retro la sala diapositive con oltre 300mila foto dei luoghi fortificati, di cui più di 5mila delle Mura di Lucca. Tutto meticolosamente catalogato e disponibile al pubblico. Su richiesta anche in copia.

Per privati e scuole, con le quali il Ciscu intende riprendere un dialogo mai del tutto interrotto per costruire nuovi progetti.

«Uno scrigno di cultura da conservare con cura, non da mettere in pericolo di vita – conclude Romiti – che un domani, insieme alla fornace cinquecentesca della ex caserma Lorenzini, potrebbe essere una interessante tappa turistica».

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