Il Tirreno

Lucca

LA GIORNATA DELLA MEMORIA

Rossoneri colpiti dalle leggi razziali

Rossoneri colpiti dalle leggi razziali

Dall’anarchico Marchini all’istriano Scher sino al portiere Olivieri

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LUCCA. Non solo Erbstein. A metà deegli anni Trenta - come si evince anche nel numero 37 della rivista Documenti e Studi dell’istituto storico della resistenza a firma Feliciano Bechelli - la Lucchese è una squadra protagonista in serie A che annovera nelle sue fila calciatori decisamente antifascisti. A partire dal difensore Libero Turiddu Marchini, classe 1913, oro olimpico a Berlino 1936. Anarchico e figlio di anarchici nella formazione schierata da Pozzo in finale al momento di fare il saluto romano sente un’improvvisa necessità di massaggiarsi una coscia. Un espediente per evitare quel gesto contrario ai suoi ideali. In quella Lucchese c’è pure Bruno Scher il centromediano che Erbstein considera il migliore in Italia. Ma l’istriano ha un difetto: è comunista. Pagherà la coerenza ai suoi principi e la volontà di non italianizzare il suo cognome (da Scher a Scheri, come invece fece un suo compagno, l’attaccante Vojak che diventà Vogliani per volere del regime) prima con il mancato acquisto da parte dell’Ambrosiana Inter del «Balilla» Peppin Meazza e poi con l’addio alla Lucchese e al calcio. Anche il portierone Aldo Olivieri quando ci riusciva evitava il saluto romano. E una volta venne punito perché mentre gli altri si mettevano in posa per la foto e il saluto prima della partita lui si attardò nello stringere la mano al portiere avversario. E che dire infine di Bruno Neri. Uomo di cultura, in contatto con intellettuali antifascisti dopo l’8 settembre - quando già è un campione affermato nel Torino di Erbstein e nella nazionale dopo aver fatto faville nella Lucchese - aderisce alla resistenza con il nome di battaglia di «partigiano Berni». Vice comandante della formazione partigiana Romagna viene ucciso in un agguato dai tedeschi nel luglio del 1944. Di contro c’è anche un giocatore della Lucchese, Attilio Pennacchi (che indosserà il rossonero quando Erbstein è ormai lontano), schierato con i repubblichini di Salò. Morirà fucilato dai partigiani nel 1944 a Pavia.

Nel Giorno della Memoria come ogni anno, la Provincia e il Comune di Lucca, con la collaborazione dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea, hanno organizzato a Lucca una serie di iniziative per celebrare la giornata: la prima inizio alle 9.30, in piazza XX Settembre, con la deposizione di una Corona al Monumento ai Caduti, e proseguirà poi nell’Auditorium San Romano, dove, alle 10, è in programma lo spettacolo teatrale "Anna e le altre, frammenti di un martirio", di Alberto Severi, tratto dal libro "Sant'Anna di Stazzema, storia di una strage" di Paolo Pezzino, realizzato in collaborazione con il Polo Scientifico Tecnico Professionale “Fermi - Giorgi” Lucca. Alle 17 allo Stadio Porta Elisa (nel museo rossonero) si svolgerà un incontro sul rapporto tra Memoria e calcio. L’iniziativa dal titolo “Erno Egri Erbstein: il calcio e la memoria” è organizzata in collaborazione con Lucca United ed è dedicata alla figura di Erbstein, ebreo ungherese, allenatore della Lucchese prima e del Torino poi che perse la vita nella tragedia di Superga (1949). Sarà presente la figlia di Erbstein, Susanna Egri. L’iniziativa sarà replicata domani alle 9,30 per gli studenti delle scuole.

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