Il Tirreno

Lucca

Passerella, maxi risarcimento danni

di Barbara Antoni
Passerella, maxi risarcimento danni

L’amministrazione deve pagare 570mila euro alla Edilsteel per l’appalto rescisso (e 70mila euro di spese processuali)

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LUCCA. Cinquecentosettantamila euro di risarcimento danni più le spese processuali, pari a circa settantamila euro. È quanto costerà all’amministrazione comunale (e quindi ai cittadini di Lucca) la vicenda giudiziaria riguardante la passerella sul Serchio.

Nella diatriba tra la Edilsteel di Chieti (azienda assegnataria dell’appalto della passerella, poi rescisso dall’allora giunta Favilla) e l’amministrazione comunale, il giudice del tribunale civile ha dato ragione all’impresa, riconoscendole, per un appalto rescisso senza sue responsabilità, un esborso del Comune a titolo di risarcimento per il lavoro fin lì fatto e per i materiali acquistati, oltre alla copertura (sempre del Comune) delle spese processuali.

La costruzione della passerella - un ponte pedonale di 260 metri di lunghezza e 3,5 di larghezza, costato in tutto circa 3 milioni che collega il parco di Sant’Anna con il territorio di Sant’Alessio - è stata un tormentone che ha attraversato gli anni dal 2008 al 2012 (ma il progetto era del 2005) e che ha coinvolto, fino ad oggi, tre diversi governi della città: quello di Pietro Fazzi in fase progettuale, di Mauro Favilla per la realizzazione, dell’attuale sindaco Alessandro Tambellini per il risarcimento danni.

Il progetto, realizzato dall’ingegnere lucchese Massimo Viviani, fin dall’inizio ha suscitato polemiche: avviato e cambiato in corso d’opera (le rampe di accesso sopraelevate inserite in un secondo momento, con un dislivello notevole, fecero arrivare a Lucca anche la troupe di Striscia la notizia), i costi di lievitati (quasi raddoppiati), la Edilsteel “licenziata”, la seconda ditta che doveva costruire il ponte fallita (la Lencioni di Lucca), le proteste degli ambientalisti per il forte impatto ambientale dell’opera sono state all’ordine del giorno per anni.

Finché nel gennaio 2011, la Edilsteel decise di percorrere le vie legali contro il Comune. La goccia che fece traboccare il vaso, fu detto all’epoca, fu un’affermazione dell’allora assessore Giovanni Pierami in consiglio comunale («la Edilsteel per economizzare e abbreviare il tempo di realizzazione dei lavori ha operato le saldature dei blocchi in acciaio con tondini di ferro invece che con materiale apposito e sicuro, con conseguente pericolosità della futura passerella»).

«Seppure con tutti i suoi tempi - afferma oggi Giuseppe Verna, titolare della Edilsteel - la giustizia ha fatto il suo corso. E ha riconosciuto che avevamo ragione noi. Il progetto iniziale della passerella era carente, l’avevamo segnalato al Comune annunciando in prima istanza noi che avremmo rescisso l’appalto. Il progetto era irrealizzabile, mancava di indicazioni sostanziali. Fummo rassicurati: ci dissero che ci sarebbe stata una variante. Che fu realizzata, ma mai approvata dal Comune, il quale subito ci estromise dall’appalto, oltretutto denigrandoci in pubblico». Tutte le carte di quest’opera e del suo difficile percorso sono state esaminate, valutate da un perito nominato dal tribunale (Ctu): la sua relazione è stata poi trasmessa al giudice. Un dispiacere per Verna rimane: «Sono soddisfatto per l’esito del processo - spiega -, ma il guaio è che chi ne pagherà le spese sarà la comunità lucchese, che non ne ha colpa alcuna. Le colpe sono di altri. Mi auguro che l’amministrazione possa rivalersi sui responsabili di questo danno. Per quanto ci riguarda, stiamo valutando un ricorso in appello: non ci è stato riconosciuto il danno di immagine. In principio avevamo chiesto un risarcimento di un milione».

«Questa - commenta amareggiato il sindaco Alessandro Tambellini - è una delle tante vicende che abbiamo ereditato. Valuteremo se sarà il caso di ricorrere in appello oppure no. La somma che ci viene imposto di pagare è molto consistente. Tenteremo di difenderci nel modo migliore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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