Il dolore
Attività e residenti in crisi a Lucchio
Mobilitazione perché l’impianto di compostaggio attui accorgimenti risolutivi. Clientela e turisti in fuga
BAGNI DI LUCCA. Ma non c’è proprio niente che le amministrazioni locali possano fare per non far chiudere attività apprezzate lungo la via del Brennero e per evitare alla popolazione di dover sopportare i miasmi maleodoranti che arrivano dall’impianto di compostaggio?
La domanda, pressante, arriva da operatori e residenti della zona di Tana Termini, dove i locali stanno perdendo la clientela, mentre la gente che vive lì non può nemmeno aprire la finestra.
Lungo la statale ci sono ristoranti che da decenni sono meta di buongustai attratti dalla originalità e della qualità delle cucina, oltre che dal servizio e dalla accoglienza.
Ma oggi chi si avvicina è spesso indotto a tornarsene via a causa dell’odore nauseabondo che avverte appena sceso dall’auto.
Così rischiano di chiudere templi della cucina tipica della Valle sulla via che porta verso Lucchio, la piccola frazione nel comune di Bagni di Lucca che si trova proprio al confine con la provincia di Pistoia.
Cresce anche il malumore da parte degli abitanti della zona che ritengono sia stato profondamente ingiusto costruire un impianto di quel genere proprio di fronte ad attività e case.
Danno crescente. Il danno cresce giorno dopo giorno. L’odore è davvero intollerabile e non c’è da stupirsi se aumentano lamentele e richieste rivolte alle amministrazioni perché si intervenga per porre rimedio. Il valore degli immobili che si trovano nella zona è praticamente crollato: impossibile affittare o vendere, difficile anche rimanerci a vivere.
Mobilitazione. Stanchi di subire, residenti e operatori si stanno organizzando per mettere su un comitato che faccia sentire le loro ragioni. C’è anche chi pensa ad una class action per chiedere il risarcimento dei danni, se non sarà possibile far cessare i miasmi che arrivano dall’impianto e giungono fino alla Scesta e a Vico Pancellorum.
«Gli odori ci sono, ci sono anche i modi per eliminarli o almeno attenuarli, c'è la volontà da parte della società che gestisce il compostaggio : tutto dipende dai tempi e dalle autorizzazioni che devono giungere dalla Sovrintendenza di Firenze». E' quanto afferma Giuseppe Biondi, di Bagni di Lucca, uno dei pochi abitanti che risiede nella zona di Tana Termini a circa 2-300 metri dallo stabilimento proprio al confine col comune di Piteglio.
Biondi è stato componente della commissione di controllo del compostaggio, ora in attesa di nuova costituzione.
L’origine del cattivo odore. «L'odore è persistente e in questo periodo molto più forte rispetto a mesi fa, molto probabilmente dipende anche dal clima. Il problema – spiega Biondi – è a mio avviso strutturale in quanto il compost ( si tratta solo di materiale organico) viene ricoperto con un telo e movimentato direttamente sul piazzale antistante l'ingresso dello stabile, mentre tutto il materiale dovrebbe essere scaricato all'interno. Esiste un buonissimo biofiltro costruito con pali di castagno e corteccia: un filtro assolutamente naturale che blocca il cattivo odore, ma i mezzi trovano difficoltà nella fase di ribaltamento per problemi di altezza e così il materiale viene lasciato all'esterno. In pratica il camion una volta arrivato non può effettuare il ribaltamento perché mancano 3-4 metri».
Proposte di intervento. Le ultime proposte fatte dalla " Sistemi bilogici srl" sono del 2013.
Si era parlato di una copertura del piazzale da effettuare entro l'anno appena concluso, in modo da filtrare tutto il materiale, ma questo lavoro non è stato fatto.
Seconda proposta fatta è la realizzazione di un impianto da effettuarsi entro il 2015 per la produzione del biogas da trasformare in energia elettrica.
In questo modo tutta la produzione verrebbe messa in un sistema a circuito chiuso: verrebbe prodotto biogas da trasformare in energia elettrica e cambierebbe così l'intero procedimento.
«Progetto – sostiene Biondi – auspicabile nel tentativo di porre rimedio a questa situazione.
«Tutto questo potrebbe essere realizzabile, ma dipende dai permessi e dalle risposte che devono arrivare dalla Sovrintendenza.
« Sono stati fatti tentativi per migliorare la lavorazione e qualche piccolo intervento nel caricamento e trasporto dei rifiuti dall'impianto destinato alla discarica, ma non bastano. Ci sono stati intanto confronti con l'Arpat, con la Provincia e con la Asl: la Sistemi Biologici srl è disposta a fare un investimento sostanzioso, il progetto potrebbe andare in porto a condizione che la Sovrintendenza dia il suo assenso».
In arrivo una casa rifugio. Paolo Ghelardi di Prato, frequentatore di Lucchio, da 30 anni arriva ogni fine settimana e insieme al figlio Giulio ha dato il via al progetto di una casa rifugio nella località chiamata Zato, che andrà avanti solo in nome dell'amore che sentono per questo territorio date le problematiche che genera l'impianto.
Ghelardi si è già rivolto all'Arpat ed è sconcertato dal fatto che l’impianto di compostaggio sia stato costruito così vicino al fiume:
«L'inquinamento – conclude Ghelardi- può essere di vari tipi e qui ci troviamo davanti a quello olfattivo. Nei mesi estivi ho constatato che l'odore è talmente forte e persistente da poterlo sentire anche nelle vicinanze di Vico.
«Inoltre con le calde temperature estive altro fenomeno che va a danno di tutti gli abitanti è la proliferazione degli insetti».
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