Finanza
«Nessuna corruzione, solo vanagloria»
L’arringa dell’avvocato di Chiari al processo sulla Safill. Il 9 febbraio la sentenza
LUCCA. Nessuna corruzione impropria (atto non conforme ai doveri d’ufficio) e il falso, anche nell'ipotesi in cui fosse stato commesso, sarebbe innocuo. È la tesi difensiva dell'avvocato Sandro Guerra, legale dell'ex super assessore Marco Chiari, al processo legato alla vendita alla Safill dei 65 posti auto ( 62 perché tre erano riservati alle categorie protette) a un prezzo ritenuto di favore. Le attese dichiarazioni spontanee dell'imputato principale non ci sono state. In compenso il suo avvocato ha cercato, attraverso una ricostruzione minuziosa della vicenda che non ha risparmiato l'operato della polizia giudiziaria, del pubblico ministero e dei testimoni (primo tra tutti l'ex assessore Elio Cappellini), di smontare la tesi dell'accusa.
Guascone e narcisista. L'avvocato Guerra cita sentenze e intercettazioni per testimoniare che il suo assistito quando parla al telefono spesso millanta. E questa sua caratteristica la si evince anche nelle sentenze che lo hanno visto assolto in altri procedimenti penali come quello legato all'inchiesta Matrioska - una truffa da 22 milioni di euro ai danni della Bnl in cui il geometra Marco Chiari era indagato per falso - dove emerge in un colloquio telefonico tra l'ex assessore e il principale imputato (l'ingegner Tronci) la tendenza del professionista a prendersi meriti che non ha o a dire bugie soltanto per compiacere l'interlocutore. «Dice fesserie al telefono - sostiene Guerra - per dimostrare l'efficienza del suo studio professionale o degli uffici che dipendevano da lui quando era assessore. E lo fa anche con il geometra Fabio Giorgetti quando lo rassicura che la pratica legata all'Officina della Latta è a posto sostenendo che il pagamento è a 4 anni quando in realtà è a due dimostrando di non saperne poco o nulla. Ma nei suoi confronti non c'è prova che abbia tratto vantaggi sull'affitto dello studio. Non si può condannare per corruzione uno che al massimo dice fesserie per vanagloria».
Il nemico giurato. Per il legale di Chiari ad affermare con certezza che il suo assistito era presente la sera dell’8 marzo 2011 alla riunione di giunta che doveva dare l’okay alla costituzione di usufrutto dei parcheggi della Safill è soltanto l’assessore Cappellini: «Il giorno prima il sindaco aveva redistribuito le deleghe e tolto all’esponente di Forza Italia la realizzazione del sistema dei varchi per affidarla a Chiari. Che visti i ritardi attuativi aveva proposto di istituire una commissione d’inchiesta. E questo malessere interno alla giunta è sottolineato da una lettera inviata dal sindaco ai vari assessori».
Falso innocuo. Quella che l’accusa ritiene la prova regina - la telefonata intercettata tra Chiari e la segretaria Tiziana Picchi - per l’avvocato Guerra dev’essere estrapolata nel contesto generale. «Ma in ogni caso il falso non sussiste per due motivi: l’assessore non aveva l’obbligo di astenersi e quel falso, se di esso si tratta, non lede un interesse pubblico tutelato». La sentenza è attesa per lunedì 9 febbraio.
Luca Tronchetti
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