Sicurezza
La fusione si “mangia” gli uffici postali
I Comuni che si sono uniti rischiano ora di perdere gli sportelli. La rabbia dei sindaci
VALLE DEL SERCHIO. Fusioni di comuni non fa rima con raddoppio dei servizi. Anzi, in virtù degli accorpamenti tra enti locali, e della riorganizzazione di Poste Italiane a livello nazionale, alcuni uffici postali sono a rischio chiusura. Il motivo? La norma inserita nel contratto di servizio tra Governo e Poste Italiane che prevede, per i centri sotto i 3mila abitanti e comunque nei comuni montani, di tenere aperto almeno uno sportello postale per ogni comune. Quindi, ad oggi, a Vergemoli e Giuncugnano, potrebbero arrivare disagi non indifferenti per una popolazione sempre più anziana.
L'allarme lanciato nei giorni dal sindaco di Fabbriche di Vergemoli, Michele Giannini, circa il possibile depotenziamento di alcuni servizi montani, starebbe in una sorta di regola non scritta: l'ufficio postale che “salta” è quello ubicato nel territorio del vecchio comune meno popolato. Un’ eventualità che si tende a scongiurare, anche perché le poste, in centri con una vasta fetta di anziani e pensionati, sono di fatto necessarie. Come ogni anno, quindi, il problema si ripropone in tutta la sua drammaticità, e non solo nei due comuni sopra citati.
Gli sportelli restano aperti solo se c'è "produzione", ossia un giro di operazioni e movimentazioni in denaro tale da giustificare il costo del personale e delle utenze.
Dopo la chiusura del punto di Montefegatesi e la riduzione dei servizi a Ponte all'Ania, altri uffici postali sono nel mirino. Il timore è che si ripeta, come accaduto tre anni, la temuta riorganizzazione annunciata anche dal nuovo ad di Poste Italiane. Nel 2012, in Toscana, furono chiusi 74 uffici postali su 174 previsti originariamente. Come ammette Oreste Giurlani, presidente di Uncem Toscana, il pericolo resta: «Tenere alta la tensione, e sono preoccupato perché parta una riorganizzazione. Siamo riusciti a colmare le carenze col progetto Ecco Fatto, che per lo meno ha consentito di mantenere il servizio».
Il timore però, non è cessato: «Non vorrei che adesso toccasse agli altri cento. Come Uncem abbiamo spinto con l'Agcom per non smantellare i punti postali, ma credo che il Governo debba riflettere e spingere con Poste Italiane per evitare un controsenso clamoroso: non si può incentivare la fusione tra i Comuni e poi tagliare i servizi essenziali».
Quindi, nelle prossime settimane si potrà sapere se questo parametro «un comune, un ufficio» potrà essere superato. Per ora si resta nel limbo, e i sindaci sono pronti a far sentire la loro voce: «Si tratta di una norma sciagurata – conclude Giannini -, che ancora una volta va a colpire le popolazioni più disagiate, mettendo inoltre a serio rischio le attività commerciali e artigiane di quelle zone. Il servizio postale universale è un diritto dei cittadini previsto dalla nostra legislazione».
Nicola Bellanova
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