Finanza
La Cgil: intervenga la Provincia
Intanto parte dei lavoratori si sono dimessi e chiedono gli arretrati
LUCCA. Situazione Anthea, il prossimo passo è il tavolo a Palazzo Ducale. I nodi da sciogliere sul futuro dell'azienda di bonifiche ambientali, presieduta da Camillo Auricchio e inserita nella procedura di messa in liquidazione dal 30 dicembre scorso, non sono ancora stati chiariti.
Così la segretaria della Fillea di Lucca, Alessia Gambassi, ieri mattina ha inoltrato la richiesta di convocazione di un tavolo specifico su Anthea srl, da tenersi il prima possibile in Provincia, alla presenza degli assessori provinciali Francesco Bambini e Mario Regoli e dei referenti di Assindustria Lucca. Decisione resa nota dalla stessa sindacalista, che ieri pomeriggio ha incontrato i lavoratori in un'assemblea aperta.
«Avevamo fissato dei tempi precisi insieme all'avvocato che sta seguendo Anthea, Arianna Pannocchia e alla liquidatrice, Paola Vannini. Dovevano darci informazioni sui risultati delle verifiche che stanno operando nella società, ma alla fine della scorsa settimana non avevamo ancora avuto notizie. Ad oggi ci dicono che non hanno completato la procedura di verifica, ma dall'altra parte ci sono i lavoratori che non sanno come comportarsi, cosa succederà, come muoversi. Ecco perché ho coinvolto l'amministrazione provinciale, così da accelerare i tempi e cercare di arrivare il prima possibile ad avere un quadro preciso entro cui agire».
Una parte dei dipendenti di Anthea proprio in questi giorni si è dimessa per giusta causa, dando mandato all'ufficio legale della Cgil di recuperare i crediti ancora non saldati. È noto, infatti, come dalla primavera 2014 i lavoratori (operai e impiegati) dell'azienda leader a Lucca per la bonifica delle coperture in amianto, non ricevessero lo stipendio e degli acconti promessi si ha traccia soltanto di uno (da 1000 euro), emesso prima di Natale. Il problema principale della società, che aveva chiuso importanti accordi all'estero, soprattutto in Inghilterra, pare essere la mancanza di liquidità. Chi non si è dimesso, invece, ha deciso di aspettare informazioni più chiare prima di capire cosa fare. «C'è un grande disorientamento – spiegano – non sappiamo cosa, perché, come, siamo ancora increduli. Qualcuno sta continuando ad andare in azienda per fare operazioni di ufficio, la maggior parte di noi, invece, resta a casa, i cantieri sono fermi, i mezzi sono fermi perché non hanno copertura assicurativa, abbiamo dovuto restituire tutto, dal cellulare all'auto aziendale: voi cosa pensereste? Di sicuro non che ci sia una qualche speranza di ripartire. Il dispiacere è immenso».
Nadia Davini
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