Il Tirreno

Lucca

Banca del Monte, posizione comune per le fondazioni

Attesa la richiesta di Carige per le quote di minoranza Ma i soci lucchesi potrebbero mettere il veto sull’operazione

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LUCCA. Ancora nessuna richiesta ufficiale da parte di Banca Carige alle fondazioni bancarie lucchesi per l’acquisizione delle quote di minoranza della Banca del Monte.

L’istituto di credito genovese, che detiene il 60% del capitale della banca di piazza San Martino, ha in questi giorni inviata una richiesta in tal senso alla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, che detiene un 10% della Cassa di Risparmio della città apuana. La situazione di Lucca, però, è ben diversa. Il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca (che detiene il 20% di Bml, stessa quota in mano alla Fondazione Banca del Monte) conferma che a San Micheletto non è arrivato ancora niente di formale. E niente è arrivato nemmeno alla Fondazione Bml.

Un aspetto che rende evidente come la questione Banca del Monte sia tutt’altro che facile da sbrogliare per Banca Carige, “costretta” a riprendersi tutte le partecipate dopo che gli stress test della Banca centrale Europea hanno bocciato la solidità dell’istituto di credito ligure.

Se con Carrara (e anche con la Cassa di Risparmio di Savona, terza banca interessata) il percorso può essere agevole, a Lucca esiste una sorta di “paracadute” che, di fatto, permette alle due fondazioni bancarie di mettere il veto alle ambizioni genovesi sulle quote di Bml. Il patto di sindacato in vigore fino al prossimo anno - infatti - prevede che per poter acquisire nuove quote di Banca del Monte Genova abbia bisogno dell’ok del 70% dei soci. In sostanza, questo significa che se c’è una volontà comune delle fondazioni lucchesi di impedire l’acquisto, Carige non ha modo di superare l’ostacolo - almeno fino al prossimo anno.

Questa volontà comune pare esserci: se e quando (ma soprattutto quando, visto che il se pare essere scontato) arriverà la richiesta di Banca Carige, Fondazione Banca del Monte e Fondazione Cassa di Risparmio dovrebbero rispondere in maniera univoca. E, probabilmente, poco gradita ai genovesi. Questa situazione - che ovviamente è nota anche ai vertitici di Carige - spiega anche perché i liguri abbiano deciso di procedere, almeno nel caso di Lucca, con i classici piedi di piombo.

Situazione complessa, dunque. E forse anche apparentemente legata solo ai “giochi” della finanza. Ma in realtà, dietro questa partita, si gioca probabilmente l’ultima possibilità per la nostra città di mantenere una banca che sia legata (seppure solo in parte) al territorio, dopo che la Cassa di Risparmio è ormai al 100% in orbita Banco Popolare.

Luca Cinotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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