Sicurezza
Polveri sottili, già 12 sforamenti da inizio anno
Ritarda la realizzazione della centralina a S. Concordio, mentre ritorna nella rete regionale quella in via Elisa
LUCCA. Sono passati solo 15 giorni dall’inizio dell’anno e Lucca è già ampiamente in testa alla classifica dell’inquinamento da polveri sottili: quello del 14 gennaio è stato il dodicesimo sforamento del fatico limite di 50 microgrammi per metro cubo. Insomma, solo due giorni hanno avuto - secondo i dati rilevati da Arpat - una qualità dell’aria accettabile. Tutto questo mentre, sul versante delle centraline, ci sono novità importanti: da una parte, infatti, ritarderà quella prevista a San Concordio. Dall’altra, però, quella di via Elisa è rientrata nella rete regionale di rilevamento.
A non rendere facile la situazione di questo inizio anno è stato anche il meteo che ha visto pochissime piogge. Ma il problema è, evidentemente, strutturale: i dodici sforamenti della centralina di Capannori (un terzo dei 35 ammessi nel corso dell’intero anno) proseguono la già pessima performance degli ultimi mesi del 2014, che hanno portato anche alle targhe alterne in diversi comuni della Piana. Una misura che l’assessore all’ambiente del Comune di Lucca definisce «educativa» ma che certo non può risolvere, o nemmeno intaccare, il problema. Anche perché - come ricorda sempre l’assessore Raspini e come conferma anche l’Arpat - anche nella nostra zona sta diventando sempre più elevata la quota di polveri sottili dovuti alla combustione di biomasse, cioè essenzialmente di legna e sfalci. E se sulle potature gli enti pubblici hanno la possibilità di intervenire con ordinanze ad hoc (e utilizzando il porta a porta come nel caso del Comune di Lucca), più difficile è intervenire sui caminetti che, inoltre, stanno diventando sempre più utilizzati anche per questioni legate alla crisi economica che spinge a limitare l’utilizzo del riscaldamento a metano o a gasolio.
Un rebus, che i Comuni della Piana hanno provato a risolvere (almeno in parte) con il tavolo di coordinamento che ha previsto di non andare più a iniziative coordinate. Ma, per far questo, è probabilmente utile avere a disposizione una rete di rilevamento più sviluppata possibile. Ed è qui che entrano in campo le novità proprio sulle centraline che giudicano, ogni giorno, la qualità dell’aria che respiriamo. Al centro della questione c’è la stazione di via Elisa, nella piazzetta a fianco di San Micheletto: ormai da anni, questa era uscita dalla rete regionale ed era portata avanti (cioè finanziata) solo grazie all’intervento della Provincia. Il piano di Arpat, almeno fino alla primavera dello scorso anno, prevedeva di spostarla a San Concordio, nei pressi delle scuole medie “Leonardo Da Vinci” dove, in accordo con il Comune, sarebbe dovuta sorgere una nuova stazione di controllo di “fondo” (cioè non limitrofa a una strada di scorrimento), come quella in funzione da anni a Capannori.
A scombinare i piani dell’Agenzia regionale, però, è intervenuto il parere del ministero dell’ambiente, al quale era stato inviato per la validazione il piano regionale delle reti di rilevamento. A Roma, infatti, si è obiettato che nella zona della piana lucchese è necessario poter contare anche sui dati di una stazione di “traffico”, cioè limitrofa a una strada.
A questo punto Arpat ha deciso di reinserire nella rete regionale la centralina di San Micheletto. Che, infatti, ha (ri)cominciato a sfornare dati e, come facilmente ci si poteva immaginare, anche sforamenti: nei primi 14 giorni del 2015 è andata oltre i limiti di polveri sottili per otto volte.
A questo punto, però, Arpat si è trovata nella situazione di dover realizzare una stazione nuova per coprire il buco di San Concordio. Finora è stato comperato il “guscio”, mentre per le strumentazioni bisognerà aspettare ancora diverso tempo: l’Agenzia per l’ambiente, infatti, emanerà un bando per i macchinari di diverse stazioni e, visto l’importo elevato, sarà “costretta” a seguire il percorso della gara europea che, giocoforza, ha tempi assai lunghi. Sintetizzando, sarà già positivo se la stazione di San Concordio sarà in funzione per la fine di questo anno.
In ogni caso, una precisazione è d’obbligo: le due stazioni attualmente in funzione (che diventeranno tre con quella delle “Da Vinci”) non si escludono a vicenda: questo significa che basta che una di esse faccia superare la soglia di sforamenti prevista dalla legge perché i provvedimenti siano presi su tutta l’area. E, visti i dati di inizio anno, questa sembra essere una possibilità tutt’altro che remota.
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