La manifestazione
Prostituta rapinata e incaprettata in casa
Due malviventi italiani incappucciati entrano nel suo appartamento nella periferia cittadina e fuggono con mille euro
LUCCA. Una rapina maturata nel mondo della prostituzione anche se gli inquirenti tendono ad escludere che nella vicenda siano coinvolte criminalità organizzata e racket del sesso. Probabilmente ad agire sono stati malviventi occasionali che tuttavia sapevano che la lucciola disponeva in casa di una discreta somma di denaro: mille euro, il bottino della rapina. Certo è che, almeno a giudicare dalle modalità, la rapina è apparsa, almeno inizialmente, una sorta di avvertimento nei confronti della donna che è stata imbavagliata e incaprettata con le mani e i piedi legati dietro la schiena con una corda. Un tipico sistema usato dalla criminalità organizzata (mafia, camorra) sia come avvertimento sia per provocare una morte per autostrangolamento. Ma la prostituta è riuscita, non senza difficoltà, a liberarsi da sola dal suo giogo. E, dopo essersi ripresa dallo choc, ad avere la lucidità di uscire di casa e fare denuncia ai carabinieri. Evidentemente le corde non la stringevano in modo tale da non lasciare la possibilità di liberarsi. E dal racconto fornito agli inquirenti appare decisamente più plausibile che ad agire in quel modo siano stati malviventi locali: forse persone che la conoscevano, magari ex clienti, e sapevano che nel suo appartamento c’era sempre denaro contante. I militari hanno una pista ben precisa per cercare di arrivare all’individuazione dei responsabili di una rapina che poteva finire decisamente male.
La vittima. A denunciare i fatti - che i militari ritengono decisamente attendibili - una donna di cinquant’anni dell’Est Europa che esercita la prostituzione in un appartamento alla periferia della città e contatta i clienti attraverso un sito web di incontri con un nome d’arte che ricorda il peccato originale. Poco dopo Natale la donna riceve un contatto e aspetta il cliente in camera da letto. Il suo appartamento si trova al secondo piano nella zona di Borgo Giannotti. La porta è accostata e la donna si trova davanti un individuo incappucciato. Non fa in tempo nemmeno a reagire, a urlare che si trova imbavagliata. L’energumeno, che parla correttamente l’italiano, le applica del nastro isolante intorno alla bocca. Nel frattempo nell’appartamento è entrata un’altra persona con il volto travisato. Anche lui è italiano. La offende, la insulta e le chiede di indicargli dove ha nascosto il denaro. I due la legano con una corda e la incaprettano. Ma non si tratta di un avvertimento mafioso, forse mimano un gioco erotico. Comunque non le torcono un capello. Nessuna violenza sessuale, niente pugni, schiaffi o cazzotti. La denuncia. Non ci vuole molto ai malviventi a trovare il denaro che la donna tiene a portata di mano nel cassetto del comodino. Denaro frutto dell’attività di meretrico. Sono mille euro in contanti e tanto basta per farli allontanare. È un giorno di festa e nessuno nel quartiere si accorge di qualche movimento insolito, di qualche auto sospetta che e si allontana in fretta. La prostituta, non senza difficoltà, riesce a liberarsi. Si riprende dallo choc, si fa una doccia e nel primo pomeriggio si reca in caserma per dare l’allarme e denunciare la rapina. I segni della corde su polsi e caviglie - oltre al racconto preciso e dettagliato della vittima - convincono i carabinieri della bontà e dell’originalità della denuncia. Iniziano così le indagini per cercare di individuare i responsabili della rapina. Gli inquirenti stanno vagliando diverse piste. Una cosa appare chiara: gli autori probabilmente conoscevano la lucciola o comunque che sapevano che in quella casa c’erano soldi in contanti.
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