Il Tirreno

Lucca

Arpat: nessun pericolo, l’impianto può ripartire

di Nicola Bellanova
Arpat: nessun pericolo, l’impianto può ripartire

Sopralluogo dei tecnici al bricchettaggio di Gallicano dopo l’incendio di martedì pomeriggio. Il funzionamento dovrà essere ridotto in attesa della riparazione del danno

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GALLICANO. Per l'Arpat, l'impianto di bricchettaggio in località Zinepri interessato da un incendio nel pomeriggio di martedì, può naturalmente in marcia ridotta, essere ripristinato. Ma ovviamente, non senza oneri a carico della Css Energy, e soprattutto con l'intenzione ferma, da parte dell'amministrazione comunale e dei cittadini, di mettere fine alle emissioni maleodoranti che ormai hanno varcato l'altra sponda del Serchio.

È quanto emerge dal resoconto delle verifiche effettuate ieri mattina dai tecnici dell'agenzia ambientale, che in una convulsa giornata si sono confrontati col sindaco di Gallicano David Saisi e le altre autorità competenti.

Nessuna dispersione di fumi nella zona, con ricadute trascurabili nell'area del contestatissimo impianto dopo che quanto avvenuto nella giornata di martedì aveva fatto temere il peggio. Secondo i tecnici dell'Arpat, che ieri hanno effettuato tutti i rilievi del caso, non sono stati avvertiti odori residui né presenza di particolato, ed il Centro regionale Arpat di Modellistica previsionale, ricostituite le condizioni meteo locali, ha confermato che la dispersione dei fumi dell'incendio è avvenuta verso l'alto e le eventuali ricadute sono da considerarsi trascurabili.

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Riguardo le cause dell'incendio che è divampato sprigionando una minacciosa nube diradatasi senza conseguenze per la popolazione, l'incendio ha riguardato il cosiddetto scrubber: si tratta dell’impianto che trattava, per l'abbattimento delle sostanze presenti, l'aria aspirata nel processo di bricchettaggio. Insomma, proprio uno degli elementi che sono stati realizzati per cercare di ridurre gli “effetti collaterali” dello stabilimento.

Stando alla relazione tecnica presentata sul sito di Arpat, sulle cause del rogo non ci sono certezze ma l'ipotesi più accreditata (secondo quanto riscontrato sul posto dai Vigili del fuoco, che hanno operato anche ieri per la bonifica) è che all'interno dello scrubber si sia creata una situazione di secco, per mancanza d'acqua e si sia innescato un incendio, per qualche surriscaldamento dei materiali (prima dell'incendio con fiamme all'esterno è stato visto fumo nero dal camino) e deformazioni dello scrubber per la combustione interna.

Non è stato, quindi, necessario acquisire campioni di terreni né tantomeno fare monitoraggi sull'aria. Le acque di spegnimento utilizzati per estinguere le fiamme, circa tre metri cubi, non sono state disperse, in quanto l'impianto era su platea con sistema recupero delle acque meteoriche.

Dopo aver effettuato il sopralluogo i tecnici dell’Arpat hanno supportato l'amministrazione comunale per la stesura di un'ordinanza riguardante la riconfigurazione dell'uso dell'impianto, ridimensionandone le attività, durante il periodo di funzionamento senza scrubber. In sostanza, quindi, la produzione del bricchettaggio potrebbe riprendere in tempi più brevi del previsto, anche se dovrà marciare a regime ridotto proprio per la mancanza dell’impianto che limitava la presenza di sostanze inquinanti nell’aria.

Giornata convulsa, come detto, quella di ieri. Intorno alle 11,30 il primo cittadino assieme ai tecnici di Arpat e Asl si sono recati nel vicino istituto comprensivo per rassicurare alunni, docenti e genitori sulla gestione della vicenda e l'assenza di pericoli per la popolazione.

Poi il summit tecnico a Palazzo Bertini e la conseguente conclusione che, di fatto, ha spinto il sindaco ad emettere una ordinanza che spinge la Css Energy a prendere immediati provvedimenti sia per il ripristino della funzionalità che per la questione emissioni. In particolare, dovranno essere assicurati interventi per la bonifica dell'area, la pulizia della fossa, e la tempistica da seguire nelle operazioni.

Di certo dopo quanto successo nel pomeriggio di martedì a Gallicano, nulla sarà più come prima. E tutto mentre la gente, sulle bacheche di Facebook, inizia a chiedere la chiusura del sito, non volendo più aspettare i tempi della diplomazia e della politica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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