Gioco
Inediti di Puccini: sorpresa nel locale “Le nipoti di Frak”
Lucca: nel bar osteria di San Concordio, gestito dai discendenti dell’autista del compositore, foto, cartoline e lettere autografe
LUCCA. Un’emozione indescrivibile. Da togliere il fiato e restare senza parole. Non potrebbe essere altrimenti nel trovarsi davanti foto, cartoline e lettere autografe scritte di pugno da Giacomo Puccini. Lì, sopra un vecchio tavolo di legno, a portata di mano, prive di qualsiasi protezione, nude e crude, senza vetri o cellophan che le separi dal tatto. Allora prendi in mano queste “reliquie” e ti senti un privilegiato al quale viene concesso per la prima volta di toccare quei fogli ingialliti dal tempo, ma perfettamente conservati su cui si sono posate le mani del Maestro.
Dove Succede al bar-osteria “Le nipoti di Frak” di San Concordio, da poco meno di un anno gestito dalle sorelle Salvetti, Cristina, Lisa e Valentina, pronipoti di colui che fu a lungo il fattore di casa Puccini a Chiatri, nonché uomo di fiducia del musicista. Quel tale Efriam Salvetti, soprannominato Frak per quel portamento e quell’eleganza, insoliti per un contadino che alternava il lavoro nei campi e con gli animali con la gestione di una piccola bottega di generi alimentari attigua alla propria abitazione, distante circa trecento metri da quella di Puccini, dove sor Giacomo spesso si fermava per uno spuntino e un buon bicchiere di vino.
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Frak Quella bottega, successivamente trasformata nel noto ristorante Frak, gestito per oltre vent’anni da Piero Salvetti, padre delle ragazze che adesso vive a Maggiano e lavora nel supermercato di piazza del Carmine. Frak oggi non c’è più, ha ceduto i locali a un’altra attività di ristorazione, ma tutti lo ricordano. Qui Frak-Efrian viveva con la moglie Zelmira e sette figli, accudendo mucche, conigli e polli e coltivando i campi. E un bel giorno qualcuno gli presentò quel compositore dall’aspetto altero che aveva appena comprato la splendida dimora a pochi passi dalla propria abitazione e aveva bisogno di un factotum fidatissimo. Detto fatto, l’incontro andò meglio del previsto. Carattere e empatia giocarono a favore e subito tra i due nacque un rapporto di stima che ben presto si trasformò in una grande amicizia.
Le lettere A testimoniarlo la fitta corrispondenza epistolare che Piero Salvetti custodisce gelosamente, trasmessa di generazione in generazione e rimasta per decenni chiusa nei cassetti di famiglia. E’ un fiume in piena quando racconta eventi e aneddoti tramandati dai discendenti del fido custode della villa sulle colline versiliesi, buen retiro del compositore per lavorare nella quiete più assoluta. «Arrivava in auto fino alle cosiddette Valli Lunghe, in località le Capanne e il mio bisnonno, preventivamente avvertito, andava a prenderlo col calesse, allora unico mezzo alternativo alle gambe per raggiungere casa, dopo aver percorso un sentiero tortuoso, inaccessibile alle automobili».
I pranzi Il viaggio si concludeva quasi sempre a tavola, nella bettola di Frak, come dimostra una lettera del 19 giugno 1917 nella quale Puccini prega l’amico Frak di preparare per mezzogiorno due polli alla brace che «al resto penso io».
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I documenti E questa è soltanto una delle preziose missive intercorse tra i due uomini – così lontani culturalmente, ma così vicini nel carattere e nella sensibilità - che Piero Salvetti mostra con orgoglio. Documenti finora mai esposti al pubblico che il proprietario sarebbe disposto a cedere temporaneamente a qualche museo o esposizione dedicati a Puccini. Con essi anche una copia de “Il fuoco” di Gabriele D’Annunzio donata dal poeta al musicista con dedica autografa. E poi diverse cartoline illustrate, scritte fitto fitto come si usava una volta e ancora altra corrispondenza tra Puccini e il fattore. Un vero tesoro insomma, capace di destare l’interesse di studiosi e appassionati e che inevitabilmente da oggi farà gola anche alle istituzioni pubbliche e private.
La passione Un amore grande e antico quello della famiglia Salvetti verso Giacomo Puccini. Lo si capisce entrando nel locale di San Concordio dalle cui pareti il compositore, ritratto anche in momenti di relax con gli amici, sembra guardare a vista gli avventori. «Una calamita per i turisti di passaggio che spesso pranzano accompagnati dalle melodie di Bohème e dal coro muto di Butterfly, la mia preferita» prosegue Salvetti, stupito che Lucca non renda giusto merito al suo più illustre ambasciatore nel mondo.
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«La città dovrebbe risplendere in ogni angolo della luce del Maestro e invece sono ben pochi i riferimenti a lui e alle sue opere» aggiunge, meravigliato che le istituzioni non abbiano ancora pensato di apporre nella segnaletica stradale e alle porte della città un cartello che recita “Lucca città di Puccini”. Ma anche che nessuno abbia pensato di aggiungere il suo nome al teatro del Giglio che dovrebbe rappresentare più spesso le sue opere. Secondo Salvetti la città sta perdendo importanti opportunità turistiche, mentre questo potrebbe essere il veicolo trainante della nostra economia. «Si potrebbe intanto partire dai commercianti che, sull’esempio di Vienna, Parma e Salisburgo, dovrebbero offrire un eccellente contributo allo sviluppo turistico usando ogni mezzo per far sentire viva la presenza di Puccini. E poi le istituzioni con una promozione sempre più significativa che però dovrebbero intervenire anche per il recupero dei cosiddetti “luoghi pucciniani” come il Caffè Di Simo, chiuso da oltre due anni e ogni giorno meta di pellegrinaggio di turisti sconsolati. Quanto alla dimora di Chiatri, oggi in completo stato di abbandono e depredata degli arredi e persino dei fregi su pareti e cancelli, Salvetti si appella ai Lucchesi del Mondo, affinché sensibilizzino le istituzioni e riportino agli antichi splendori quegli ambienti che potrebbero ospitare importanti cimeli del Maestro e diventare un’altra occasione turistica.
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