Il Tirreno

Lucca

l'analisi

Un'escalation che pare inarrestabile

di Marco Innocenti

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Ci sono lettori che, sulla nostra pagina Facebook, invitano a non dare troppo spazio a “quattro bamboccetti” consigliando di “ignorarli e a prenderli a calci nel sedere quando capita l’occasione”. Altri vorrebbero che i componenti di queste bande di baby vandali venissero rimandate a casa loro, non sapendo che parecchi sono lucchesi e anche di buona famiglia. Altri ancora chiedono interventi più brutali e radicali e infine c’è chi dice “Noi cittadini abbiamo paura a uscire di casa”.
I diversi umori che affiorano dai commenti indicano in ogni caso un crescente disagio, se non vogliamo parlare di allarme sociale.
I vandalismi si susseguono ormai da mesi e l’escalation è evidente. Si è cominciato con le fioriere rotte più volte in via Rosi, i vasetti di fiori dei banner del Summer Festival rubati o divelti nelle aiuole all’ingresso delle Mura, i reiterati danneggiamenti di auto soprattutto in via S. Nicolao e via S. Gemma, i petardi e gli incendi appiccati al portone del tribunale e ad una bici dentro Porta S. Pietro, le aggressioni alla stazione e sui treni, i danneggiamenti al ristorante L’Olivo e ora al Caffé Fellini in vicolo S. Carlo, per arrivare ai danneggiamenti – questi davvero gravi e intollerabili – addirittura al duomo e al chiostro della cattedrale di S. Martino. Il tutto condito da frequenti risse, scazzottate e lanci di petardi a cui si potrebbero aggiungere i frequenti furti e danneggiamenti agli scooter lasciati in sosta sempre dentro Porta S. Pietro.
In un altra parte della città, a Porta Elisa, fanno invece cronaca le reiterate liti tra stranieri che non di rado finiscono con qualche ferimento.
Se vogliamo, si può tener conto poi degli schiamazzi, degli spregi: vetri di finestre e portoni rotti, orina e vomito nei vicoli, nelle corti e nelle strade.
In genere, dicono le forze di polizia, i responsabili sono ragazzini tra i 14 e i 18 anni, spesso in preda all’alcol o alle droghe, più o meno leggere.
Certo, Lucca non fa eccezione rispetto ad altre città. Per certi aspetti si può addirittura dire che qui le cose vadano meglio.
Ma nessuno può negare che la percezione di sicurezza sia colata a picco non soltanto per le continue razzie nelle case, negli uffici e nelle aziende.
La cosiddetta “oasi felice”, se mai c’è stata, non è più nemmeno un ricordo.

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