La manifestazione
"Fanno i vandali per chiedere aiuto"
La sociologa Corrieri Puliti: I giovani soffrono la mancanza di affettività. Ogni anno in 300 ai laboratori dell’Asl
LUCCA. Distruggono auto, sradicano piantine dalle aiuole, imbrattano muri antichi, si divertono, sembra, a creare danni e problemi. In realtà chiedono aiuto, e lo gridano forte. Vogliono mettersi in mostra, e ci riescono. Perché soffrono di un vuoto esistenziale, della carenza di affetti e relazioni vere; perché mancano di un senso di responsabilità verso di sè e gli altri: per questo compiono gesti plateali e trasgressivi.
È quanto emerge dall’analisi del comportamento dei teppisti che negli ultimi mesi e ancor più negli ultimi giorni hanno imperversato nel centro storico come lo tratteggia la dottoressa Lucia Corrieri Puliti, sociologa, direttore dell’unità di educazione alla salute dell’Asl 2. Questi ragazzi si sono messi in evidenza litigando e picchiandosi, deturpando il cortile della cattedrale, tirando i sassi alle auto, spaccando gli arredi di un bar o i lampioni a porta Santa Maria, come è successo anche nel fine settimana appena trascorso. Secondo gli inquirenti si tratta di ragazzi giovani, anche minorenni.
Il dolore per il vuoto. «Credo - spiega la dottoressa Corrieri Puliti - che l’adolescenza sia il periodo della vita dove più alto è il bisogno di trasgredire. Ma oggi, in più, c’è che manca nei ragazzi l’educazione all’affettività e ai sentimenti. Ecco perché viene meno in loro il senso di responsabilità sia dal punto di vista etico che della responsabilità verso di sé e gli altri. Questa mancanza fa provare un vuoto esistenziale al ragazzo, ancora non formato come persona, e sfocia in episodi di bullismo, di vandalismo». Compiere questi gesti, continua la sociologa, «fa provare emozioni forti: il ragazzo ricerca così la sua identità, agli occhi propri, dei pari e della società».
Le responsabilità degli adulti. Ma se si assiste ad azioni di questo genere anche gli adulti hanno la loro parte di responsabilità. «Eccessivo permessivismo, assenza di regole, dell’alleanza educativa tra scuola e famiglia, carenza di affettività e sentimenti: questo approccio degli adulti verso i giovani ha contribuito a rendere il loro linguaggio emozionale povero. Eppure, se ben veicolati, i ragazzi sono ricchi di sensazioni, hanno voglia di essere protagonisti in senso positivo. Le lacune sono educative e portano alla superficialità: i ragazzi che deturpano, rompono, non capiscono la gravità di quello che fanno. Hanno bisogno di percorsi educativi».
Educazione al benessere: 300 ragazzi l’anno ai laboratori. Non a caso il reparto educazione alla salute dell’Asl da anni lavora con le scuole «per promuovere il benessere dei giovani, la loro abilità psicosociale - spiega ancora la dottoressa Corrieri Puliti -. L’obiettivo è consolidare l’autostima, portarli a fare scelte responsabili e consapevoli. La consapevolezza di sé - aggiunge - consente di gestire emozioni, creatività, senso civico, empatia, relazioni con l’altro». Quest’anno per la prima volta tutte le scuole superiori aderiscono ai laboratori dell’Asl: lo sottolinea con soddisfazione la responsabile dell’unità di promozione della salute. «Nelle scuole dell’infanzia e fino alle medie inferiori lavoriamo con gli insegnanti sulla loro formazione: in questo modo siamo di supporto alle attività nelle scuole. Alle superiori il lavoro è molto più grosso: c’è la formazione per gli insegnanti e ci sono i laboratori per gli alunni. Ogni anno circa in trecento vi partecipano: diventeranno i cosiddetti peer educator, ragazzi che saranno educatori dei loro pari. Con loro lavoriamo sull’autostima, autoefficienza e resilienza, un termine mediato dalla fisica che corrisponde alla capacità di affrontare le difficoltà senza sopperire. Facciamo con i ragazzi corsi esperienziali, li aiutiamo a crescere e a prendere le decisioni, li aiutiamo ad essere protagonisti».
«Anche io ho trasgredito«. I laboratori sono momenti molto importanti, come testimonia l’esperienza della dottoressa Corrieri Puliti. Durante il loro svolgimento, può arrivare anche l’ammissione di aver trasgredito. «Dicono che è capitata la trasgressione - spiega infatti la sociologa - perché non sapevano cosa fare in quel momento, o perché non c’era di meglio da fare. Laddove sperimentiamo un linguaggio emozionale tra i giovani, registriamo risultati positivi. Perché i ragazzi, quando parlano di affettività e sentimenti lo dicono meglio degli adulti, con parole semplici ma ricche. La società non è vuota - continua -, quella che noi viviamo è caratterizzata dall’esasperato consumismo, dalla povertà relazionale, dalla confusione che c’è anche circa il tipo delle relazioni».
Amicizia vera e virtuale. «Ho sentito - continua Lucia Corrieri Puliti - una ragazza dire “ho moltissimi amici su Facebook”. Ma amici veri?, le ho domandato. Quelli, ha risposto, erano pochissimi, si contavano sulle dita di una mano. Si confonde l’amicizia reale con quella virtuale. Invece è molto grande la differenza tra comunicazione e relazione».
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