Attenzione
Qualità, accoglienza e cortesia per vincere
«Continuo nel solco degli insegnamenti della mia famiglia, la pubblicità me la fanno i clienti che parlano di noi sul web»
LUCCA. Il suo è un negozio storico ma lui, Paolo Cecchini titolare di Lovilane, non resiste, in tempi di crisi, alla crisi. Lui non si lamenta delle difficoltà, invece guarda avanti, in prospettiva, si adopera per sviluppare una clientela anche (molto) fuori dal territorio lucchese, non usa internet per promuovere il suo negozio. Non fa ricorso a strategie, è solo se stesso. Applica le regole fondamentali del commercio lucchese che ha imparato dalla mamma e dal nonno, che sono il garbo, l’accoglienza, la considerazione del cliente, i consigli, e l’attribuzione di valore al proprio prodotto. Il risultato, in tempi difficili come i nostri, dove tutti o quasi i commercianti divulgano la propria immagine attraverso siti e pagine Facebook costruiti ad arte, è soprendente. Grazie al suo essere così com’è, il nome di Lovilane rimbalza sui siti di knitters (gente che lavora a maglia) di tutto il mondo, e che da tutto il mondo, quando si reca in Italia, fa tappa al suo negozio in via Fillungo.
È quanto racconta con orgoglio Cecchini, dal bancone sul quale tutti i giorni presenta, illustra, racconta i suoi gomitoli di filati dalle sfumature più particolari.
Un bancone che - come le vetrine e gli arredi - è lo stesso di quando, nel 1952, Giulio Cesare Lovi fondò il negozio. All’epoca la famiglia aveva aperto anche una manifattura di maglierie, poi cessata. Il negozio è rimasto, inalterato nel tempo, passato a Giuliana, figlia di Giulio Cesare, poi da lei a Paolo, suo figlio.
«Ogni giorno in questo negozio si compie una sorta di miracolo - racconta Cecchini -. I lucchesi qui vengono soprattutto dalla fine di settembre, quando rientrano dalle vacanze e si riavvicinano a via Fillungo. Negli anni però a compensare il rilassamento estivo dei clienti locali sono arrivati tanti clienti da fuori Lucca. Non solo da altre città toscane, come Pisa, che da sempre rappresenta un serbatoio di clienti per Lucca, ma anche da Roma, Milano e dai paesi esteri. Una tendenza iniziata all’incirca dalla metà degli anni Novanta. Tanti statunitensi, svedesi, australiani, anche sudafricani e ultimamente anche russi si presentano nel mio negozio perché ne hanno letto su un sito che parla di maglia, oppure esibiscono un biglietto da visita che magari ho consegnato tempo prima a qualcuno che conoscono. Il miracolo è che tutta questa gente arriva senza che io faccia nulla in particolare. O meglio, faccio le cose di sempre: concedo il mio tempo ai clienti, li accolgo, cerco di comprendere al meglio le loro richieste, presento il mio articolo, espongo la varietà. Dò consigli per aiutarli a scegliere».
Per tutti questi motivi, continua Cecchini, «non ho da resistere a niente, tantomeno alla crisi. Sono io che determino le cose, non l’inverso».
Anche se non ha da fare i conti con la crisi, una dose di rammarico c’è, comunque, per Cecchini, nel vedere come a Lucca imprenditori del commercio e di altri settori si siano dovuti causa forza maggiore ridimensionare, in alcuni casi se ne siano dovuti andare.
«Qui - dice il titolare di Lovilane - c’erano gli imprenditori abili, quelli dinamici, ma sono stati spazzati via dalle amministrazioni comunali che non li hanno considerati importanti».
La sua ricetta per vincere le sfide di tutti i giorni? «Essere presenti, applicare il nostro modo di essere e di lavorare - risponde -. Io partecipo alle persone il mio interesse nei loro confronti, cerco di parlare con loro». Infatti Cecchini ha la padronanza di un perfetto inglese, che utilizza quotidianamente. «È essenziale - continua - dare valore alle cose, anche a un semplice gomitolo: in fondo altro non è che un pezzo di filo colorato. Il mio compito è di far immaginare al cliente il capo finito realizzato con questo materiale. È bello dare soddisfazione con questo atteggiamento, è un elemento che rende il nostro impegno un continuo laboratorio. Invece Lucca ha perso molto in questo senso, ha lasciato morire molti aspetti della sua tradizione. Si è persa la valorizzazione del prodotto; non dobbiamo però diventare un self service come la grande distribuzione. Io penso che Lucca dovrebbe salvaguardare la sua tradizione; purtroppo è una città poco pratica».
Sul finire della conversazione, Cecchini torna sulla premessa: il suo concetto di non resistenza. «Resistere - afferma - significa mantenere posizioni del passato. Io invece cavalco il presente, dando valore a quello che ho. Non ho intenzione di farmi travolgere. Se fossi impegnato a resistere sarei sempre in tensione. Invece lavoro con tranquillità».
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